Mago Merlino consiglia:
Leggi Massimo Carlotto.
Ascolta i Cure e gli Stones
Tira coriandoli.
Bevi caffè.

mercoledì, 28 novembre 2007

Citazioni

L'amico norvegese dice che è ridicolo avere un blog e citare cose scritte da altri.
Concordo.
Ma ci sono volte che.
O ci sono volte in cui.

Quindi cito, per una buona causa.
Mi contraddicevo già a sedici anni, quando, dopo secoli passati a ripetere con le compagne di banco che mai e poi mai ci saremmo conformate alla massa comprando una vile Smemoranda, in prima liceo (classico -quindi terza superiore per i commoners-) ce la prendemmo tutte.
E ci affezionammo anche in fretta.
"Come la Smemo non ce n'è".

Buttando nel cesso i miei principi per un diario, feci anche di peggio: citai.
Carmen Consoli.
A me, per inciso, non piace Carmen Consoli.

Ma in quella sua canzone ritrovavo qualcosa di quella me sedicenne, e del mese più mio.

Sono passati anni, e sto per contraddirmi un'altra volta.

Non si apre un blog per poi citare roba d'altri (undicesimo comandamento).

Ma.

Ma, in questo novembre che volge al termine, in questo blog anomalo e dai colori non proprio semplici, anche se non mi piaci, io cito ancora una volta quella tua canzone, Carmen.

Non ho più sedici anni, ma a volte sono ancora triste.


Novembre '99

Ti sembrerò nostalgica meteoropatica quanto basta
Ti sembrerò una donna da niente facili lacrime
poca pazienza
Comprendere che sono un pezzo di marmo
la noia devasta la volontà di cambiare

Dovrei rivalutare tutto dal principio
trovare la forza e l'audacia per farlo
so già che per un momento sarà pieno inverno
per un momento sarà pieno inverno

Ti sembrerò incoerente
poco affidabile inconsistente
ti sembrerò un'emerita idiota
facili entusiasmi improvvisi avvilimenti
Domandami ancora una volta se piango
se ogni equilibrio si è rotto nuovamente

Dovrei rivalutare tutto dal principio
trovare la forza e l'audacia per farlo
so già che per un momento sarà pieno inverno
per un momento sarà pieno inverno
Dovrei rivalutare tutto dal principio
trovare la forza e l'audacia per farlo
so già che per un momento sarà pieno inverno
per un momento sarà pieno inverno

Sento che non ho un sostegno sicuro
forse prima o poi perderò l'amore
per le piccole cose
l'odore di un novembre che muore

Ti sembrerò nostalgica.


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venerdì, 23 novembre 2007

Ho qualcosa da dire, oggi in particolare

Oggi, 23 novembre, è il mio compleanno.

Io sono spaventata.
Spaventata perché non so che ne sarà della mia vita, tra sogni a cui non so se posso ancora credere, ferite che sono ancora aperte nonostante siano passati mesi, rapporti finiti e altri iniziati.

Citando Cristina Donà, potrei dire di aver attraversato giorni, anzi mesi, da diluvio universale.
La fine di un'amicizia schianta più della fine di un amore, perché puoi aspettarti che un amore finisca, ma un'amicizia è un'altra cosa, senti dire da tutta una vita che un amico è per sempre e finisci per crederci.

Quello che io vorrei dire, è che anche quando dentro di me pioveva, nulla è mai finito veramente.
Che c'è chi va, chi arriva e chi ritorna, e tutti hanno un posto.

All'amicizia finita vorrei dire grazie per i nostri quasi otto anni insieme.
Sarai sempre importante per me, nonostante tutto.
So che da qualche parte, in qualche anfratto nascosto d'interspazio, ogni tanto ci scambiamo ancora un abbraccio.

Alle persone perse per strada vorrei dire grazie per esserci state.
A Elena, grazie per il liceo, per le nostre risate e per il volersi bene.
A Vale, grazie per essere sempre stata la presenza frizzante nella mia vita, e per aver saputo ascoltare.
A P., grazie per l'affetto che, ne sono certa, hai avuto per me, e per il nostro capirci, per quella mano sulla spalla quando non te l'aspetti.
A C., grazie per la tua grazia e la tenerezza, per il nostro bene speciale e per il nostro legame. Ci ritroveremo, lo so, e sono certa che lo sai anche tu.
All'amore che fu, grazie per avermi insegnato che cosa significa innamorarsi.

Una parte di vita si è chiusa, ma la vita non è finita, anche se non lo credevo possibile.

A chi è rimasto, grazie.

A Ciak, perché la nostra è più di un'amicizia, è più di una sorellanza, è più di tutto e più di ogni. Grazie per avermi fatto capire che un rapporto così può esistere anche nella vita vera e non solo nei desideri di vita, e soprattutto che può durare per la vita.
A Guà, perché nessuno riesce a farmi ridere come te, per le cose che mi vengono in mente e aspetto di poterti raccontare, per gli anni di ricordi e perché non abbiamo mai smesso di ridere.
A Ljù, per il bene che mi vuoi e che mi dimostri sempre, per le nostre risate matte e certe battute che puoi capire solo tu, per la fiducia che riponi in me e che sono orgogliosa di aver conquistato. 
A Marti, grazie per l'ascolto in ogni momento della giornata, per il tuo essere eccezionale anche se forse non te ne rendi conto e quello che fai per gli altri ti pare normale anche quando non lo è.
Ad Anna, per l'ironia splendida e perché mi manchi in un modo sottile e vero, ma per fortuna tra poco veniamo a trovarti e a febbraio ritorni.
A Sergio, grazie per lo svegliarsi insieme, il coprirti i piedi di notte perché sei troppo alto e il materasso che ti ho dato è troppo corto. Per i tuoi mugugni e per il mio fidarmi di te.
A Monica, grazie perché sei bella e lo sei davvero, ma ancora di più quando non lo pensi. Perché ci vogliamo bene come solo io e te sappiamo, perché mi capisci in maniera profonda e io con te mi sento sempre a casa e al sicuro.
A Dani per la nostra infanzia insieme, i ricordi, le risate e l'affetto, e per Erica.
A Bep, che è lontano ma ci sarà sempre.
A Giocagiò, perché crede in me e io credo in lei, per il nostro stare bene insieme, semplicemente.
Ad Alice, per essersi fatta sgridare per una buona causa, e per il rito del Bicerin.
A Marta, che mi pensa.
A Claudio, per "Ikea grande festa", perché rimane il lupo che preferisco, e ha ricci che adoro, ed è di una bontà disarmante.
A Chiara, per avermi fatto scoprire Crialese, per il sostegno, per quel giorno al Caffè Lumière che poi era chiuso.
A Elena, per tutto e per le chiacchiere in mezzo al tutto.
A Maria Luisa, per l'idea di Teatro che c'è in me.
A Luke, per l'estate in Grecia nel 1999. Per essere l'amico inglese. Perché non abbiamo mai smesso di sentirci. Per la telefonata annuale per i nostri compleanni, che cadono ad un giorno di distanza l'uno dall'altro.

A chi ha fatto il tifo, più o meno silenziosamente, e a chi condivide i miei sogni.
A Priscilla, per quel gelato preso in via Cola di Rienzo con il vento che lo faceva gocciolare sulle mie mani.
A Nicoletta, per la pazienza.
A Lisa, per il sostegno.
A Vittoria, per l'entusiasmo.
A Nicola, per i consigli.
A Marco Ponti, per i preziosissimi, meravigliosi consigli.
A Giovanni, perché ha creduto in me.
A Francesco, perché credo in lui, e lui mi ha offerto un punto di vista.
A Fabrizio, per l'affetto.
A Lorenzo, trasferitosi a Pantelleria per amore, che è stato ad ascoltare in più notti romane, offrendo in cambio Trastevere.
A Giancarlo Giannini, perché ho guardato negli occhi un sogno.

Grazie alle persone nuove, entrate nella mia vita da poco.
Alle persone che mi hanno donato la bolla di sapone, in un'estate lavorativa che è poi diventata molto di più.
A Emi per il suo essere ruvido e orso, ma anche adorabile. Grazie per i discorsi, le risate, la fiducia, il rapporto che c'è tra noi. La cuffia che mi fa tenerezza, la merenda estiva, i sorrisetti un po' inteneriti, la vena polemica. Perché è bello pensarci e capire di volerti proprio un po' bene.
Alle Nane per il senso di familiarità che sento quando siamo insieme, per l'allegria e il conoscermi bene.
A Ile per la maturità, e per l'essere speciale, calma e saggia. Per le risate silenziose e per il bene che c'è. Perché adoro essere chiamata Tesoro, e anche tu lo sei per me.
A Chià per le mille parole, le confidenze, le risate, la fiducia che provo verso di te.
A Dan per l'ingenuità, il sorriso, i Pink Floyd, le gitarelle.
A Big perché nessuno è buono come te, e nessuno riesce a farmi ridere come te.
A Fra per il prendersi cura degli altri e per la malinconia che c'è nei tuoi occhi, ma anche per certe risate argentine.
Ad Andrea, perché l'immaginazione non è mai abbastanza, quando si scopre che al mondo esiste qualcuno come te, Principe.
A Maura, per l'arte e la cena e il sorriso che mi hai fatto quando ci siamo conosciute.
A E.B.B., perché ti ho adorata subito, a pelle.
A Eli, per aver sentito il monologo di Lella Costa a Porta Neraissa e per certe chiacchierate.
A Baldi, per la poesia del 10 agosto.
Alla mia Fortezza.

A Erica, benvenuta nella mia vita e grazie a Daniele per avertici portata.
A chiunque mi abbia ascoltata.

Alla mia famiglia.
A mia mamma, perché sei insopportabile, ma in fondo senza di te come potrei stare. Perché metti becco su tutto, ma io senza avere il tuo parere su una faccenda non riesco mai a passare oltre. Per le ottocento telefonate. E le coccole, anche se non ho più due anni. Per quando prendi quella mia foto in cui ho pochi mesi e, facendo finta di parlarle, le chiedi di tornare perché la me che c'è ora è antipatica.
A mio papà, perché è vero che non ascolti e non ti ricordi mai niente, ma sei anche l'unico a capire che io in macchina voglio solo stare in silenzio e ascoltare la musica. Per la Coca-Cola di mezzanotte e per il pezzetto di cioccolato che mi portavi e non mi aspettavo mai, mentre facevo i compiti guardando Licia Colò. Grazie per Genova. Per l'albero di Natale che fai per me, nella tua casa alla About a Boy di Nick Hornby. Perché ti dimentichi sempre di mettere le lenzuola nel mio letto e allora mi tocca dormire con te e darti calci tutta la notte per farmi un po' di spazio, e poi tieni il piumone pure ad agosto, santo cielo. Per quando alle due di notte eravamo ancora svegli a ridere, e io ti chiedevo "Ti piacciono gli Abba?", e alle tre dovevamo partire per Malpensa. Per tutte le volte in cui, a notte fonda, siamo partiti per qualche aeroporto. Per le figure di merda in Scozia. Per Luke in Grecia che mi diceva continuamente "Your dad is cool". Per la volta in cui, fermandoti per far attraversare un vecchietto che leggeva "Libero", hai fatto rombare l'acceleratore e mi hai chiesto "Che faccio, lo metto sotto questo fascio di merda?". Perché ho la tua faccia, i tuoi piedi, le tue mani e il tuo modo di camminare.
Ai miei nonni, perché sono belli e perché mi vogliono bene e pensano che dovrei entrare in politica perché ho un caratterino. Per mio nonno che presenta mia nonna a Chiamparino dicendo "Questa è la mia ragazza. Da cinquant'anni".
Ai miei quattro zii. A Roby, perché da piccola tremavo ogni volta che tornavi dal mare, talmente ero contenta. A Lello perché senza di te che mondo sarebbe. E ai due di Genova. Silvio perché sei sempre stato il mio preferito. Per quanto abbiamo giocato, per la scoperta di Phil Collins, di Virzì e di Giobbe Covatta, per le partite a Crash Bandicoot mangiando pinoli. A Elisa per l'amore per la cultura e un certo riserbo nei sentimenti.
A Gabriele, perché anche se ormai hai undici anni, per me rimani sempre un cucciolo. Quel tipetto che aveva un paio di mesi quando gli soffiavo in faccia e rideva. Perché ho ancora molto bisogno del tuo "un po' di coccole" e dei tuoi "abbracci tanto bene". Perché sono orgogliosa nel vedere quanto sei sveglio e simpatico. Perché sei sempre il bimbo più bello che c'è.
Alla mia sorellina Chiara, per la nostra vita insieme, e perché c'è.
Ai Subsonica, perché oggi esce il loro nuovo disco e perché sono sempre stati con me. Prima, dopo e durante la pioggia.

Chiedo scusa per quest'interminabile spreco di spazio.
Ma io sono davvero senza parole.
Il mondo e la vita ti sorprendono sempre, e in fretta, anche quando credi che non sia più possibile.
mercoledì, 21 novembre 2007

Guida pratica alla sfigatella che c'è in te

Il genere femminile è diviso in categorie:
- BELLE
- BELLE FIGHEIRE GATTEMORTE
- SFIGATELLE

Le belle sono a loro volta divisibili in due sottocategorie:
- BELLE INARRIVABILI: prodotto d'élite come il tartufo d'Alba o la grappa Nonino (vedi le varie Moniche Bellucci o Carle Bruni).
- BELLE NORMALI: inequivocabilmente carine, dotate di charme e di un certo nonsoché. Quelle che sono giustamente corteggiate, senza che nessuno si stupisca della cosa (vedi una Vanessa Incontrada).

Poi ci sono tutte le altre.
E la vita, beninteso, è una guerra fredda tra sfigatelle e belle figheire di Marchesiniana memoria.
Queste ultime hanno successo senza che si capisca il perché.
Animali ottusi buoni solo a stare in piedi su stivali bianchi.
Ma tant'è: hanno un certo seguito.

La sfigatella, al contrario della gatta morta, non è capace di flirtare (casomai riesce a dare vita solo a siparietti ridicoli) e si sente comunque, sempre, un po' fuori posto.
Apparentemente in via di estinzione, la sfigatella è in realtà una figura di spicco della fauna femminile che popola questo gretto mondo.
Basta guardarsi intorno per scoprire una sfigatella accanto a noi o, perché no, magari proprio dentro di noi.

A questo punto sarebbe il caso di schedare sommariamente il personaggio in questione, magari con un comodo elenco di caratteristiche tipiche.

DUNQUE:

1) La sfigatella ha seri problemi nel relazionarsi con l'esemplare di fauna maschile che le interessa. Questo fondamentalmente perché Santa Goffaggine è sempre in agguato alle sue spalle.

2) La sfigatella non usa tattiche, né per sms né per ritardi strategici o altro, contravvenendo così ai consigli delle amiche non sfigatelle.
Questo fa sì che la sua vita sentimentale sia allegra, frizzante e vitale come la disfatta di Caporetto.

3) La sfigatella ha bisogno dell'assistenza amicale per qualunque passo voglia compiere verso l'esemplare di fauna maschile prescelto, con cui, comunque, non si farebbe MAI avanti per prima.

4) Alla sfigatella ci vogliono, in una serata no, almeno quattro amici che la aiutino a rispondere ad un sms. Il tutto con frequenti incitamenti da parte loro, e altrettante pause, tentativi di glissare o di rimettere il telefono in borsa, da parte della sfigatella. Almeno finché gli amici non prorompono in un seccatissimo "Prendi questo cazzo di telefono e rispondi!"

5) La sfigatella è -sempre e comunque- low profile.
Detto in soldoni, pensa che nessuno la debba considerare.
Perché? Perché sì.

6) La sfigatella è sfigatella anche perché non vuole saperne di una storiella così tanto per.

7) La sfigatella è convinta che un giorno arriverà il suo cavaliere mascherato, il suo Paperinik, il suo Riccardo Tesio, il suo orco verde di nome Shrek.
In sostanza crede all'amore imperituro, al felici e contenti delle favole.
E fa male.

8) La sfigatella di solito è una ragazza dotata di viva intelligenza e di umorismo ironico.

9) La sfigatella può anche essere più bella di tante sue colleghe gattemorte.
Di solito non deve ricorrere alla ceretta per i baffi, lei.
E non ha bisogno della trielina per struccarsi, lei.
Questo perché, nella maggior parte dei casi, lei non deve coprire con un bidone di fondotinta pelle opaca, lucida, spenta, plissettata o da cocker spaniel.
Né deve truccare da circo occhi brutti, vicini, da pesce, da mucca o da cocker spaniel.
Non ha capelli di cui nessuno ricordi il colore naturale, lei.

10) La sfigatella non si concia giù da gara.
Questo perché pensa che Marella, Jackie, Audrey e Grace siano sempre e comunque più eleganti di Marilyn, Ava, Anita, e di tutte le odierne chiappalvento.

11) La sfigatella non è una fashion-addicted, ma non è necessariamente addicted al demodé.
Può avere un suo personalissimo stile, perché grazie al cielo c'è ancora chi la pensa come la De Lempicka, in fatto di moda.

12) La sfigatella ha un mondo dentro di sé.
La gattamorta, di solito, no.

13) La sfigatella ha un suo personale concetto della parola "divertimento", che non include il fare finta di divertirsi solo per essere "in" o "cool".
Ama trascorrere il suo tempo con gli amici veri e non con esseri "in" o "cool" (vedi sopra).

14) La sfigatella tende ai voli pindarici, alla fantasia galoppante, ai castelli in aria.
Ed è una stupida.
La gattamorta, invece, si limita a galoppare.

15) La sfigatella non ostenta.
Anche perché non saprebbe da che parte cominciare.

16) La sfigatella a volte si sente un animale raro.
E pensa che sarebbe stato meglio nascere gattamorta.

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martedì, 13 novembre 2007

Cani randagi

Proprio così, nessuna faccia è quella giusta. Ma la fantasia questa volta non c'entra nulla. Che cosa c'è? C'è che ogni tanto se ne hanno due palle così. Del mondo, di chi ci abita, e di quello strano qualcosa che si nasconde e sbuca fuori sempre al momento sbagliato. Com'è difficile mascherare la propria natura. Com'è difficile seguire, ancora una volta, la partita dagli spalti. Qualcuno vive in diretta, laggiù. Ma non tu. Non sei mai tu, a pensarci bene. Le stagioni passano, la banalità del male aumenta, il bene latita. E tu sei lì. In mano hai una pianta, ma è finta. Uno specchio, ma è rotto. La noia, che è tanta. E mentre anche il tuo fu grande amore dei diciott'anni naviga a vele spiegate verso un futuro adulto (ma con un'altra), tu rimani lì. Il tram esplode, il treno è già passato. Portano via i suoi capelli, le parole che erano mille e poi cento e poi di nuovo mille anche senza Catullo, il suo odore e quel sorriso che imitavi senza accorgertene, oramai. Il sorriso, le parole, i capelli diventano di qualcun altro e la finestra è di nuovo chiusa. Vedi la vita passare lì sotto, sotto di te, che hai ancora in mano quella tazza di tè. E' freddo, sai? Hai perso troppo tempo, eppure non vorresti tornare indietro. Indietro ai giorni felici, alle metafore cantautoriali, al circo che c'era sotto la tua finestra, quando eri la trapezista e l'amore che fu il domatore di leoni. C'era musica e si camminava tra le stelle. Ma poi le stelle sono finite, il cielo era una menzogna e il filo teso è diventato caduta. Dove siete, miei giorni belli? Niente sarà più come prima. Anche perché un prima, in fondo, non c'è mai stato. E tu rimani dove sei, i giorni belli non li vuoi più.
Perché ne vuoi altri.
Come Dante e Max Gazzè, anche tu vuoi la Vita Nuova. Una vita in cui qualcuno guarirà il tuo buio, e tu potrai cantare in Piazza del Campo, a Pasqua, saltando i sette spicchi uno a uno. Ci saranno strade nella farina di mandorle e tu sorriderai imitando qualcosa di nuovo, che non sarà mai di nessun altro, ma solo tuo.
Editato da: Pellys. And the clock said 00:31 | link | commenti (5)
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giovedì, 08 novembre 2007

K-Pax

Mi chiedo quanto sia rischioso lasciarsi trasportare dall'immaginazione. Perché prima o poi è inevitabile dover fare i conti con la realtà. Perché è così difficile comportarsi come gli altri si aspettano che tu faccia? Perché è così difficile prendere le distanze dalla parte più ridicola di se stessi? E perché è proprio quella a ritornare sempre? Riusciremo mai a cavarcela? Abolirò le domande, per un po'. Le domande a me stessa. Lasciar fluire, ma come si fa. Aspettarsi le cose e averne paura. Paura che niente vada come vorresti. Paura che la felicità ti dica "Fottiti, cretina". Non è semplice. Non è semplice uscire dal proprio guscio e lasciare che sia a tu a vivere la vita, e non la vita a vivere te. Mille facce e nessuna sembra essere quella giusta.



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