Mago Merlino consiglia:
Leggi Massimo Carlotto.
Ascolta i Cure e gli Stones
Tira coriandoli.
Bevi caffè.

giovedì, 20 dicembre 2007

Relic Hunter

Da anni vengo perseguitata da un falso mito: la mia vera o presunta somiglianza con l'attrice di Relic Hunter, l'archeologa detective. Com'è, come non è, me lo dicono più o meno tutti. Anche persone che tra loro non hanno nulla a che fare, non si conoscono e vivono a chilometri di distanza.
Da principio fu Giuseppe, uno dei miei migliori amici: avevamo 16 anni quando, all'improvviso, si voltò e sbottò con un secco "Tu somigli a quella che fa l'archeologa su Italia 1".
Io: "Ma è asiatica".
Lui: "Ma ti somiglia".

Da quel momento in poi, la cosa è continuata, e prosegue tutt'ora.
Il primo anno di università, dopo aver lasciato passare mesi, una mia compagna mi confidò: "Sai, somigli un sacco a quella che fa Relic Hunter... I primi tempi ero SCONVOLTA dalla somiglianza, non riuscivo a smettere di fissarti incredula!"
Ossignore.

Qualche tempo fa preparavo un esame di teatro, e l'attrice che mi dava una mano, dopo avermi scrutata per cinque minuti buoni, ha iniziato con la solita frase: "Tu somigli... Oddio somigli a qualcuno, ma non mi viene in mente..." Io: "Per caso all'archeologa detective di Relic Hunter?"
Lei: "Oddio sì sì! E' impressionante!"
Provavamo e mi fissava ridacchiando.
Io: "Che c'è?"
E lei: "Niente, continua a venirmi in mente Relic Hunter, sei uguale!"
Sì.

Ogni tanto chiedo smentite a qualcuno, a caso. Ma dovrei smettere, perché trovo solo conferme.
Ora, come io possa somigliare ad un'attrice di origini filippine, cinesi e hawaiiane è un mistero.
Lei è bella, oltretutto. Quindi sono da sempre scettica.

Ma c'è dell'altro. I miei genitori, loro sì, somigliano veramente a qualcuno.
Mio padre è un incrocio tra Enrico Mentana e Carlo Verdone.
Mia madre, ancora molto bella nonostante veleggi verso i cinquanta, e ancora piena di lentiggini, da giovane somigliava moltissimo alla Incontrada.

Il mistero s'infittisce.
Come Verdone, Mentana e Vanessa Incontrada possano aver dato come risultante l'archeologa detective... Beh, non me lo spiego.


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lunedì, 17 dicembre 2007

Notte subsonicata

Pare che quella di giovedì 13 dicembre sia stata una splendida giornata, qui a Torino. Cielo terso e confortante sole invernale. Peccato che me la sia persa. Ho dormito fino alle 15:30 per poi uscire alle 17, in peregrinatio verso la torteria Olsen, per il tea time (che è stato anche il mio pranzo). Come ai vecchi tempi, la notte tra il 12 e il 13 è stata notte di laico e sentito trasporto quasi sacrale, e di aftershow sul fiume. Suonavano i Subsonica, e i Subsonica sono miei. Sono miei come lo è "Prospettiva Nevsky" di Battiato, la ninna nanna imposta da mio papà nei giorni in cui ero un soggetto da culla. Miei come i momenti che mi appartengono, i posti a me cari, le persone a cui voglio bene. Miei come la farinata e i coriandoli. Miei come i semi di zucca al luna park di Pegli quando avevo cinque anni e una cuffia rosa in testa. Miei come la casa gialla di Piazza Carlina, che pare fatta più bassa apposta perché si possa intravedere la Mole. 

Quando De Gregori esce con un nuovo album, non riesco a sentirlo subito, lascio passare mesi, perché l'emozione sarebbe troppa e io ne sarei sopraffatta. Come dissi melodrammaticamente a mia madre, quando me ne chiese il motivo: "Perché è tutto dentro al mio cuore, e le cose nuove sono un di più a cui devo avere il tempo di fare spazio". Idem, per i miei cinque pinzillaccheri. E' stato bello rivedervi sul palco, dopo quasi due anni. Dopo un Terrestre tour da me seguito in più date, portandomi appresso un cartello giallo con una scritta nera (ispirandomi a De Andrè) che recitava "NINJA ROCKS".

E' stato bello passare di nuovo la notte fuori e respirare la magia dei miei amati Murazzi, porto notturno sul Po. Era da maggio che non succedeva. E forse questa volta è stato più bello, con il gelo di dicembre, e le luci d'artista che invadono la città. Ti amo Torino.

"Nebbie di qui

ci avvolgono

come titoli di coda

su storie a lieto fine"

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mercoledì, 12 dicembre 2007

Parla con me

Io adoro "Parla con me".
E' un programma furbo, piacevole, intelligente.

Poi, naturalmente, lo adoro perché sposerò Andrea Rivera.
Sì, sposerò Andrea Rivera.
Dopo aver sposato Paolo Briguglia, Goran Bregovic, Riccardo Tesio e Shavo dei System of a Down.

Soprassedendo sulle mie velleità da "Brooke della situazione", veniamo al punto: Serena Dandini.

Serena Dandini. Eccezionale. Furba, piacevole e intelligente come il suo programma.
Ma, santo cielo, ogni tanto fatela stare zitta.
Si tratta ancora di talk show, quando a parlare è sempre e solo la conduttrice?
Quando gli ospiti vengono interrotti ad ogni piè sospinto?

L'ospite di turno inizia una frase e lei la vuol finire.
Tenta di rispondere alle domande e lei ride.
Cerca di portare a termine un ragionamento logico e lei fa altre domande.

L'anno scorso ho visto, basìta, il povero Marco Travaglio (altra mia cottarella) iniziare per sei volte la stessa frase (ricordo ancora l'incipit: "Mentre invece") e la Dandini, ogni volta,  interromperlo tragicamente.

Una risata sguaiata, un ragionamento inutile, una battuta che non può aspettare.
Io, ogni santa domenica, mi ritrovo ad urlare rivolta alla televisione, come una pazza.

STAI ZITTA, DANDINI.
Ti adoro, ma ogni tanto stai zitta.
Grazie.

Qui sotto, la foto che campeggia sul desktop del mio pc.


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mercoledì, 05 dicembre 2007

Nel bosco

Giornate un po' così. Tediare un'amica con la tristezza che non riesci a nascondere, perché c'è e allora tanto vale tirarla fuori tutta. Spendere 8 euro al Clarissa di Piazza Vittorio per una crostata che sa di piede e un succo ("Mi raccomando freddo gelato") alla pesca. Uscire dicendo "Ammazza, mai più". Un discorso fatto sulle panchine di Piazza Carignano. Ci sono pensieri tristi, pensieri brutti.
Hai molte cose da fare oggi, e forse qualcuna in più.
Paga la multa alla GTT nell'ultimo giorno utile.
Vai a vedere in Via Roma se trovi un cappotto che ti piace (magari il cappotto è a spasso con una giacchetta di lana cotta e ci beviamo un caffè tutti insieme).
Margherita Oggero presenta il suo nuovo libro da Mood e tu non puoi mancare.
A scelta: ci sarebbe un film indiano con l'amica Ljub Ljub, che almeno ti tirerebbe un po' su di morale.
Ma non si può, cena quasi dimenticata e salvata in extremis.
Volevo vedere  "La tigre e la neve", anche se non mi piace Benigni e non mi piace sua moglie. C'è però una remota poesia, nel modo in cui la sedia da dentista si sfracella al suolo, e nei pioppi che vorticano su Roma, nella tigre che sbarra la strada a Nicoletta, in Jean Reno impiccato mentre dietro di lui un pesco fiorisce e la vita continua.
Danno in replica uno sceneggiato con Virna Lisi e tu adori Virna Lisi, vorresti immergerti appieno in questo spirito da massaia d'antan, metterti una  vestaglia, magari lilla, e farti un latte e Nesquik anche se la Nestlè sarebbe da boicottare ma sai che me ne frega a me.
E invece no. Perché sei triste, perché il tuo stomaco oggi si chiama Hiroshima e non c'è spazio per il sollievo.
Il tesoro in fondo al bosco sta scappando.
Immaginare, immaginare molto.
E poi ritrovarsi fregati.
E io non lo so se ho voglia di continuare la strada, se il tesoro non è quello che avevo immaginato.




 
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