Mago Merlino consiglia:
Leggi Massimo Carlotto.
Ascolta i Cure e gli Stones
Tira coriandoli.
Bevi caffè.

sabato, 30 agosto 2008

Un anno ad agosto

E così è arrivato un altro genetliaco da festeggiare.

A ferragosto il mio blog ha compiuto un anno.

E' passato un anno dal primo post, che non aveva parole, ma solo un disegno di Francesco Musante, pittore ligure che vive abbarbiccato in un borgo medievale.

Musante perché i suoi disegni sono la trasposizione su carta delle canzoni di De Gregori, o almeno questo è quello che ispirano a me. Tutte quelle lune, e gli equilibristi, e i disegni intitolati con un numero di serie che indica la notte in cui furono sognati, in un qualche momento degli anni sessanta. Quasi sempre il 17 febbraio, in verità. Giorno in cui morì lui, Giordano Bruno.

Un anno fa inauguravo il blog con i disegni degregorieschi, con l'uomo che fece mille sogni nella notte di Giordano, e poi li disegnò.

Allora non mi leggeva nessuno, se non il collega tatuato, e forse un paio di passanti.

Non lo sapevano le amiche, non lo sapeva personne, come direbbero i francesi.

Non c'era l'Osservatore Silenzioso, che ora dice sempre di avere alcune perplessità sull'utilità dell'aggeggio blog, e che forse dovrei scrivere a puntate, e dire basta alla messa in fila di cazzate.

Non c'erano i blogger a cui col tempo mi sono affezionata, e che oggi leggo sempre, con partecipazione.

Non c'era la meravigliosa grafica di Nina, che ha preso il mio blog e l'ha trasformato esattamente in ciò che sognavo.

Ringrazio tutti, ringrazio ogni cosa.

Ringrazio soprattutto il fatto che questo blog non sia (e mai sarà) un diario o una propaggine di me.

La vita è fuori. E io qui scrivo, semplicemente.

Su quanto per me conti scrivere, credo di non dover più precisare nulla a nessuno.

Ricordo un giorno di parecchi anni fa, quando in gita, l'ultimo anno di liceo, si parlava dei nostri sogni per il futuro. Sei miei compagni, schierati nell'ultima fila dell'autobus, facevano domande, a me, a noi, a loro stessi.

"Franci, ma tu con chi ti vedresti sposata?"

"Mah, con un direttore d'orchestra!" (Percarità e chissa il perché di quella risposta).

"E Franci, tu nella vita vorresti sempre fare la scrittrice come dicevi in quarta ginnasio? Che cosa vuoi farne del tuo futuro?"

"Io penso solo che, se riuscissi a mantenermi scrivendo, piangerei di gioia ogni mattina".

Non li guardavo, ma in quel momento sorrisero tutti e sei.

E io fui certa di una cosa che pensavo già da un po': provo un malcelato piacere nell'essere melodrammatica.

In fondo, però, dicevo la verità. Non so se piangerò davvero ogni mattina, nè quel che sarà.

Ma se ha ragione Gramellini, e i nostri sogni ci vengono a cercare anche quando noi ce ne siamo dimenticati, vorrei solo dire ai miei che io sono qui, pronta a farmi trovare.

Festeggio il compleanno del mio blogghetto fuxia copia-incollando uno dei primissimi post, scritto proprio da qui, da Alassio, dove sono ora.

A quel tempo non avevo nemmeno i ventisette lettori di adesso, e non si può dire che sia uno dei miei preferiti.

Buona lettura, e grazie.

In prospettiva marittima, se il sole latita, c'è sempre la biblioteca. E allora eccoci qui, a tastiereggiare e a pensare all'autunno che verrà. Il mare finagostano e settembrino mi fa sempre quest'effetto. Parafrasando Tom Hanks in "C'è Post@ per te" si potrebbe dire che nell'aria c'è un desiderio diffuso di svaligiare cartolerie, comprare quaderni e matite, bere té con i biscotti mentre la natura muore e il silenzio si fa colorato. E festeggiare Halloween. Io, da fattucchiera bisbetica quale sono, amo Ognissanti più del Natale. Le zucche, l'arancione, la magia, l'infanzia. Tom Hanks diceva anche "Se conoscessi il tuo indirizzo ti manderei un bouquet di matite ben temperate". Io stramazzerei al suolo, per un regalo così. Ma quali fiori, quali diamanti, chi se ne frega, vogliamo un bouquet di matite ben temperate! E magari una margheritina striminzita, presa da un vaso sul ponte della Gran Madre a Torino... Vendere certezze, diceva il mio compagno di banco al liceo. E il regalare sogni, di grazia? Anche la Naso In Sù più occhialuta e intellettuale, pur conoscendo a memoria "Interiors" di Allen, non dirà mai di no a una tazza di latte e cioccolato e a quel film con Tom Hanks. Poi la tazza può variare, magari essere un Nescafè. Ma l'autunno, New York, i bouquet di matite e quella libreria che sta esattamente around the corner (e così, infatti, si chiama) sono un antidoto alla tristezza.  Io, nella mia carriera da groupie ridicola, ho regalato un bouquet di matite ben temperate a un musicista che ama Meg Ryan e le commedie romantiche. A un tastierista in busta, con occhi di velluto. Ogni riferimento sonico è puramente casuale.

Baci soffiati dal palmo di mano, dalla pagina fuxia.

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giovedì, 14 agosto 2008

Tornare

Mancano poche ore, poi partirò.

Snodandosi come una serpe gigante, un treno attraverserà la notte e tre regioni d’Italia, portandomi a Roma.

Tornare.
Che cosa significa tornare a casa in una città che non è la nostra?

Amare un posto e chiamarlo “Sogno dei miei sogni”.
Volere talmente bene ad una città da rischiare di scoppiare a piangere ad ogni angolo, perché si è così felici che sorridere non basta.

Esattamente un anno fa scrivevo, su questo blog appena nato:
Io voglio vivere nell'arancione, nel tramonto che si fa sera sul Tevere, nei vicoli con nomi che sanno di mistero e di poesia. Roma è mia, e io sono di Roma. E se non è vero niente, a me basta solo che sia Roma ad abbracciarmi ogni mattina della mia vita che verrà, e a sussurrarmi all'orecchio in una sera di vento che finché ci sarà lei io potrò essere al sicuro”.

E tra poco, con la mia amica Ciaki, tornerò al mio luogo di felicità.

Roma e il vento, Roma e la luce.
Roma e l’arancione che ti entra dentro gli occhi e non se ne va più.

Se Roma ti cattura, non ti lascerà, mai, in nessuna ora di nessun giorno della tua vita.
Quando meno te lo aspetterai, in un momento qualsiasi di una giornata qualunque, una voce dirà sempre, forte e chiara nella tua testa: “Tornare. Tu devi tornare, e non andartene più”.
Dentro di te si apriranno finestre, da cui la città soffierà il suo vento, e il vento soffierà la città, e la sua luce, e il suo color arancio.
E il tempo prenderà a vorticare, nella quiete di Piazza Farnese. Tu leverai le braccia in alto e lascerai che ogni cosa ti giri attorno, a destra Campo de’ Fiori, qui le fontane come vasche da bagno, a sinistra Via Giulia e laggiù Ponte Sisto.

Scoprirai di voler vivere in quella casa rosa di Piazza Sant’Egidio, a Trastevere.
Ti vedrai cameriera nel bar Ombre Rosse, sotto la casa rosa.
Immaginerai di servire molti caffè, in quello stesso dehors da cui, nascosto dietro i gerani, Gianluca ti ha detto “Ciao, io ti conosco!” mentre passavi in piazza, in un giorno lontano di due anni fa.

Ti chiederai come hai potuto pensare, anche solo per un momento, di poter rimanere a vivere nella Città dei Sette Assedi, o nella vicina Capitale del Marchesato, anche se il Medioevo rock ‘n roll di quest’ultima ti ha conquistata definitivamente.

Ma Roma è più del definitivo.
Roma è il passato di tutto il mondo, ma anche il futuro di una cretina che a sette anni voleva fare il pirata, a tredici la scrittrice, a diciotto la storica e a venti l’attrice.

A Roma c’è posto per tutti i sogni.

Basta prendere quel treno che attraversa notti e città, scendere all’alba, salutare Piazza Esedra e subito dopo saltare sul bus 40 express, che parte dalla stazione alla volta del Vaticano.

Sotto il Passetto dovrai imboccare la strada che porta all’ostello magico dietro Castel Sant’Angelo.
Una volta posati i bagagli, dopo la doccia e la colazione, potrai scendere i gradini due a due, salutare in reception Wendy, la canadese che ride, e volare fuori, verso il ponte degli angeli.
Saluterai le statue e butterai un occhio al castello e uno al cupolone, per poi procedere con decisione verso Via de’ Coronari.
Da lì in poi ti aspetteranno l’arancione, il mistero e la poesia.
E finalmente potrai dire: “CIAO, CASA. SONO TORNATA”.

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martedì, 05 agosto 2008

Psicodrammi e amenità

Poco prima dell'esame di terza media andai in fissa per una canzone dei Litfiba, l'ultima che fecero quando ancora cantava Piero Pelù.

Il video era ambientato in un circo fantasma, e la prima frase diceva Ti farei volare sulle onde, sopra un mare ch'è sempre tempesta.

Ecco, a me quella frase piaceva da matti.
E mi piacevano il circo, la nebbia, il pensiero che si potesse volare sopra il mare in tempesta cavalcando un trapezio da equilibristi.
L'ho cercata per molti anni, senza mai trovarla: alla radio, alla televisione, nei negozi di dischi.
Ho tentato di scaricarla da internet, ma non ce n'era traccia.
Finchè, qualche giorno fa, la mia amica Ciaki se n'è arrivata con una chiavetta usb, e mi ha detto "Ti ci ho messo gli Interpol, i Fischerspooner, quella di Finley Quaye e William Orbit che ti piace, e una dei Radiohead".

Ho acceso il portatile, inserito la chiave, aperto i file.
In mezzo a Interpol, Fischerspooner, Quaye, Orbit e Radiohead, campeggiava un'icona che diceva Vivere il tuo tempo - Litfiba.

Mi sono girata verso Ciaki, che stava al mio fianco con un sorriso sornione.
"L'hai trovata. Hai trovato la mia canzone di terza media!"

Che emozione, che stranezza è stata riascoltare che si potrebbe volare sulle onde di un mare in tempesta.
Ripensare ai giorni vissuti con quella canzone in testa.
Rivedere la mia prima ed unica dichiarazione d'amore, fatta a Nicola, mio compagno di classe, in una cabina telefonica (e non perché l'avessi fatta al telefono, in verità).

"Nicola ti devo parlare"

"Va bene"

"Non qui, in privato"

"Ok, nella cabina telefonica laggiù".

E così oggi, mentre mi divido tra psicodrammi della grandezza di un'unghia, pensieri pratici e lavorativi,  considerazioni riguardo a un discorso articolato e risolutivo fatto su una panchina, con una persona verso cui ho del bene, e fughe da ferma, ritorno in quel circo, sul mare in tempesta.

E tornare ad allora fa bene, anche se il tempo è passato tra mille amenità.

Non riesco a scrivere decentemente e non c'è un vero motivo.

Ho solo due cose in mente, la prima da un po', la seconda da oggi:

1) La mia amica Martina ha sempre ragione.

2) Sono fiera di I. Perché il solo fatto di scegliere, è già la scelta migliore.

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