Mago Merlino consiglia:
Leggi Massimo Carlotto.
Ascolta i Cure e gli Stones
Tira coriandoli.
Bevi caffè.

lunedì, 20 ottobre 2008

Il mio regno per un Tommaso

Il primo giorno d'università, sbarcata a vivere a Torino dalla provincialissima Città dei Sette Assedi, conobbi Tommaso C., alla lezione di Storia Romana.

Di lui sapevo tre cose: era adorabile, aveva gli occhiali, e come me studiava Storia.
Il mio fido compagno di liceo Nicolò, che seguiva con me Storia Romana, l'aveva battezzato Faccia a Mattone, e ancora adesso non ne capisco il perché.
Comunque, a me piaceva molto.

A dire la verità scoprii che si chiamava Tommaso C. solo a fine gennaio, quando alzò la mano all'appello d'esame (prima d'allora mi limitavo a chiamarlo anch'io "Faccia a Mattone").
Ricordo che m'infilai subito nell'aula accanto, accesi il telefonino e chiamai le mie amiche, dicendo giuliva "Ho scoperto come si chiama!!! Si chiama Tommaso C.!"
Avevo diciannove anni e due mesi, ma ero ancora abbastanza cretina.

Tommaso C. seguì poi con me anche Storia Greca, senza che comunque si riuscisse mai ad avere un qualche contatto, anche perché lui se ne stava sempre con un tizio e una tizia, e io ero ostaggio di un altro compagno di corso, D. detto Metallo, con cui ero diventata amica e con cui seguivo le lezioni.

Anche D. detto Metallo, come il mio amico Nicolò, non aveva molta simpatia per Tommaso C., e mi diceva "Ah, io non so come ti possa piacere".
A me però non interessava il suo parere, nè quello di nessun altro.
Tommaso C. mi piaceva da pazzi, punto.

All'inizio del mese di marzo, in modo semi-illegale, io e la mia amica Ciaki scoprimmo una serie di cose: Tommaso C. era di Torino, e abitava di fianco alla Gran Madre (per i non torinesi: la Gran Madre è LA chiesa di Torino, una chiesa mitica, affacciata sul Po e ai piedi della collina), che è un po' come dire che se fosse stato di Roma avrebbe abitato di fianco a Castel Sant'Angelo.
Aveva fatto il liceo classico, era un campione di canottaggio, e aveva gareggiato nella nazionale juniores.
Soprattutto, però, scoprimmo che era nato il 23 marzo.

La cotta per Tommaso C. mi faceva sentire sempre allegra, e quel marzo fu magico: scoprii che il Po, alle nove del mattino, prima della mia lezione di Letteratura Americana, luccicava in modo speciale, e che Torino col cielo terso è una delle visioni più belle che si possano avere nella vita.
A Palazzo Nuovo (nome gergale del palazzo delle facoltà umanistiche) c'era l'occupazione studentesca, e anche se da matricola spaurita quale ero non partecipavo, ricordo il clima divertito e molle, e soprattutto il terribile odore di cipolla che dall'atrio saliva fino al primo piano, dove io, proprio all'ora di pranzo, seguivo Civiltà Greca.

Alle nove della sera del 22 marzo, vigilia del compleanno di Tommaso C., me ne stavo in camera  meditabonda, mentre la mia amica Meri studiava una dispensa di biologia.
"Meri, domani è il compleanno di Tommaso"
"Uh, già, cavolo"
"Che cosa potrei fare?"
"Che cosa vorresti fare?
"Vorrei compiere un gesto un po' folle, un po' inutile, un po' romantico. Un po' da Amélie".

Lasciai Meri allo studio delle cellule, e andai dalla mia amica Martina, che guardava la tv.
"Marti, domani è il compleanno di Tommaso"
"Ah, è vero!"
"Vorrei compiere un gesto un po' folle, un po' inutile, un po' romantico. Un po' da Amélie".
"Che meraviglia! Per esempio?"
"Per esempio domani è mercoledì. Io seguo Critica Dantesca in aula 1, dalle otto alle dieci del mattino"
"Eh"
"E lui segue Letteratura Spagnola nella stessa aula, dalle dieci a mezzogiorno!"
"Ah!"
"Palazzo Nuovo è occupato. Quindi in teoria si potrebbe entrare anche adesso, anche se sono le nove e mezza!"
"Fantastico! Io ti accompagno!!!"

Così partimmo, io e Martina, senza sapere che quel momento avrebbe sancito in maniera indissolubile l'inizio della nostra amicizia.
Prendemmo il bus 61, scendemmo in via Po, e dopo poco varcammo la soglia di Palazzo Nuovo, occupato e infatti ancora aperto.

Silenzio.
"Dove saranno tutti?"
Erano nell'aula 2, a vedere un film coreano.
"Meno male che non sono in aula 1!"

Entrammo nell'aula 1, illuminata e deserta.

L'aula 1 aveva trecento posti, e lavagne gigantesche.
Quello che stavo per fare l'avrebbero visto seicento persone entro mezzogiorno, e tuttavia non era un atto coraggioso, poiché forse sarebbe stato più logico presentarsi.
Siccome però non avevo intenzione di presentarmi spontaneamente a Tommaso C. nè il mattino successivo nè mai, quella notte presi un gesso e andai alla lavagna.

(Ci sono due fotografie a testimonianza del racconto che seguirà, ma rimarranno ostaggio del mio archivio).

Arrivai sotto la lavagna gigante e mi misi in postazione.
Presi il gesso e iniziai a scrivere, in alto a destra, la data del giorno dopo: 23 marzo 2005.
Poi, al centro della lavagna, in caratteri enormi, calcati e ripassati, scrissi "AUGURI TOMMASO!".

Feci un balzo e corsi in cima alle scale, per guardare la lavagna dall'alto: la scritta si vedeva perfettamente.
Temendo che il professore potesse cancellare i miei auguri, o sciverci accanto, prendemmo tutti i gessi e il cancellino, e li buttammo in un cestino della spazzatura vicino all'aula.
In ogni caso, il mattino dopo sarei stata a lezione in quella stessa aula due ore prima di Tommaso, dalle otto alle dieci, e avrei potuto monitorare la situazione.

"Che meraviglia, è una cosa fantastica!" disse Martina.
"Mamma mia, chissà che faccia farà!!! Io dopo Critica Dantesca me ne vado, non voglio rimanere alla sua lezione! Se rimango mi becca, sa bene che non seguo Letteratura Spagnola... Però Nicolò segue la sua stessa lezione, potrei chiedergli di guardare e riferirmi! Sì sì, farò così!" dissi io.

E feci così.
Spiegai la cosa a Nicolò, che sentenziò: "Oddio, davvero? Che cagata!",  ma acconsentì a monitorare il tutto al posto mio.
Scrissi sms a un buon numero di amici dicendo "Ragazzi, non sapete che cosa ho fatto! Appena ci vediamo vi racconto!"
Andai a dormire emozionatissima.

Il giorno dopo, Tommaso C. non era a lezione.
Editato da: Pellys. And the clock said 21:45 | link | commenti (21)
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martedì, 14 ottobre 2008

Un'allucinata e surreale playlist

E' da una vita che ho in testa la mia surreale playlist.
Al mare, con la mia amica Ciaki, prendevo pazientemente nota su foglietti volanti, succhiavo linfa vitale dal suo iPod e dal mio barbaro mp3 Creative, per non lasciarmi scappare le canzoni.
Non sono le canzoni che preferisco, ma sono titoli che ho da sempre nel mio immaginario, note sulle quali costruirei l'inizio di un film o la sua scena madre, note che accompagnano momenti, parole che ispirano, canzoni che non potrebbero farmi venire in mente nient'altro che quel che riporterò qui sotto.
In quest'insieme eterogeneo di titoli ci sono quattro bozzoli di altrettante sceneggiature (non li segnalo, ma non è difficile indovinare), con un loro perché ben definito nella mia testa.
Tutto il resto sono immagini allucinate, il volto delle sensazioni provocate dalle canzoni, la foresta dell'immaginario, la trasposizione in parole dell'unica cosa che m'ispira una determinata canzone.
Perché una canzone può parlare chiaro, e palesarti il suo mondo chiedendo solo che tu sia abbastanza sveglio per potertelo raccontare così come lo avverti.
Canzoni buffe per idee buffe. Altre meno. Altre ancora per niente.
In alcuni casi, solo consigli sul modo migliore per mettersi in ascolto.
Paesaggi, stranezze, felicità.
Per chi vorrà, anche spunti da cercare, o scaricare.

Ebbene, che la playlist abbia il suo via.

- Per convincere un'amica a compiere un'impresa folle e coraggiosa, per darle la carica quando dovrebbe sfoderare carattere e romanticismo, e prendersi ciò che le spetta:
Just say yes - The Cure

- Per bere tè in una cucina inondata di luce, in una casa sui Navigli, piena di libri e piccole felicità:
I gatti lo sapranno - Lalli

- Per sbattere i piedi a terra così velocemente da entrare in orbita:
Juicebox - The Strokes

- Per ballare un lento conturbante, in un fumoso ed equivoco bar di Caracas o di Non-importa-dove, con quel gran tocco di filetto che è Marco Travaglio:
La canzone che scrivo per te - Marlene Kuntz

- Per scendere la scalinata di Piazza di Spagna intabarrata in un vestito di taffettà rosa, le braccia levate al cielo e l'aria eterea, e fare il bagno nella fontana della Barcaccia, riempita per l'occasione di svariati ettolitri di J'adore:
Pensiero stupendo - Patty Pravo

- Per fare il barman acrobatico in un locale di bassa lega,  gettare cocktail alla folla in delirio direttamente dallo shaker, alla maniera del Tom Cruise anni '90, e intanto eseguire una coreografia ballata sul  bancone insieme ai due buttafuori, di cui uno rasta e l'altro completamente tatuato:
John the revelator - Depeche Mode

- Per compiere una rapina a mano armata in un qualche punto perso nell'interspazio, camminando al rallentatore e sentendosi fantascientifici, con molto bianco intorno:
Never Win - Fischerspooner

- Per attaccare rissa con una rivale in amore, imitando il tuo compagno di liceo Luigi che, litigando per i turni di filosofia durante un'assemblea di classe, attaccò briga con il compagno Giorgio e, quando ormai sembrava aver perso il match, indietreggiò, si abbassò, prese la rincorsa e diede all'altro una testata in pieno stomaco, a mo' di toro impazzito:
Somebody told me - The Killers

- Per muovere le mani a casaccio dalla cima di una montagna fingendo di generare maree, sentendosi un po' Dio e un po' quel topo che voleva conquistare il mondo nel cartone intitolato "Il Mignolo col Prof":
The switch - Planet Funk

- Per entrare in un bosco, in una notte violacea.
Per vedere i rami animarsi ad un tratto, e suonare violini, mentre un violinsta vero, umano, esce dall'acqua di un lago senza lasciare dietro di sè increspature, e si guarda attorno, e si chiede attònito che fine farà, in quel bosco di alberi violinisti.
Lullaby - The Cure

- Per tornare a quelle mattine dei tuoi quindici anni, in vacanza studio in un college inglese, quando Simone B. attaccava la musica a palla alle 7, batteva una serie di colpi sulla parete che divideva la tua camera e la sua, e ti svegliava con questa canzone:  
Ti prendo e ti porto via - Vasco Rossi

- Per avere la prova che la bellezza per errore di cui parla Kundera esiste, e può sorprendere (si consiglia l'ascolto durante un tragitto in autobus):
Electrical storm - U2

- Per sfrecciare sulla West Coast, e ridere molto, su una decappottabile anni '50, negli anni '50,  con un foulard in testa perché siamo tutte un po' Jackie O'.
The Heinrich maneuver - Interpol

- Per starsene in panciolle sulla riva del fiume, con il sole negli occhi e una mano davanti al viso, sorridendo e godendosi il bel tepore che c'è nell'aria, perché -accidenti- è primavera: 
Voglio una pelle splendida - Afterhours

- Per far ballare tutti, ma proprio tutti, ad uno sfarzoso matrimonio con sposo inglese, inglese del Kent:
Starz in their eyes - Just Jack

- Per sentirsi un po' romantici:
Dice - Finley Quaye + William Orbit (remixed and extended version)

- Scenderai la scalinata, pallida, nel tuo vestito nero.
Sarai ancora bella, nonostante tutto, e fiera, nel tuo incedere lento.
Scenderai, sperando intanto che lui possa cambiare idea, che decida di salvarti.
Lui, però, non lo farà.
Tu hai cambiato la sua vita, e il corso della storia.
Gli hai dato una figlia con i capelli rossi che diventerà regina, e poi leggenda.
Non sai che ne sarà di Elisabetta.
Mentre il boia declamerà la tua sentenza di morte, pregherai per lei e per te stessa.
Raccomanderai la tua anima a quel dio protestante che, insieme a te, ha reso l'Inghilterra per sempre diversa.
Il tuo nome è Anna Bolena, e tra poco verrai decapitata:
Storm - Craig Armstrong

- Va bene, tuo cugino a 11 anni e mezzo (l'anno scorso) ha sentito Another break in the wall e ha sbarellato di brutto, inaugurando la sua fase musicale post - Zecchino d'oro con i Pink Floyd.
Tu forse eri meno nobile, ma è pur sempre vero che in prima media, quando ancora le tue compagne conoscevano solo le Spice Girls, hai chiesto come regalo di compleanno il doppio cd live degli Aerosmith.
E questa, ancora oggi, è capace di tirarti su come nient'altro:  
Dude - Aerosmith

- Per un placido momento di quiete, in una casa di campagna o -meglio ancora, se è possibile- sul balcone della casa marittima, affacciato sulle colline che stanno dietro ad Alassio.
Ah, questo sì che è amore.
(Si consiglia un'accurata manicure per potersela tirare all'arrivo della frase "Vorrei cantare il canto delle tue mani". E magari una passata di smalto rosso, che farebbe sentire più faiga anche Pina Fantozzi).
Vorrei - Guccini

- Genova, mattinata chiara d'estate.
Sei in bici, tuo padre è morto, tu ancora non te ne capaciti.
Stai andando all'apertura del testamento.
Tra poco meno di un'ora scoprirai di avere una sorella, e saprai che tuo padre aveva una vita parallela, con un'altra casa, un'altra figlia, e un'altra madre per questa figlia.
Tua madre sapeva. Sua madre sapeva. Voi no.
Ti dirai che non sarete mai sorelle, mai e poi mai.
Un giorno però la vedrai bere il caffè, e ti accorgerai che tiene la tazza esattamente come te, che a tua volta la tieni in mano come solo tuo padre faceva.
Capirai che l'esser sorelle passa anche attraverso le somiglianze più inaspettate, e nella familiarità commovente che si può cogliere in un'estranea, e nel suo modo di bere il caffè.
Ma adesso non lo sai, sei ancora in bici, e non sai niente di quel che succederà di lì a poco.
Genova, mattinata chiara d'estate, il mare luccica e fuoricampo si sente questa canzone:
Why can't I be you - The Cure

- Nell'altra vita, quella precedente, quella in cui volevo fare del teatro il mio mestiere, avevo un sogno nel cassetto.
Non era un musical, perché io odio i musical.
Era un'opera rock, dedicata a Battiato, recitata sulle sue canzoni.
Alla fine, con un turbinìo arancio di luci dall'alto, Battiato sarebbe salito sul palco, su questa canzone, e il teatro sarebbe caduto per lo scrosciare di applausi (rivolti, ovviamente, al Maestro): 
Il ballo del potere - Franco Battiato

- Se Mina ti fa cagare, ma pensi che questa canzone ne valga assolutamente la pena:
L'importante è finire - Sikitikis

- Se anche tu, al liceo, ti sentivi parte di una famiglia, e volevi bene ai tuoi compagni come se fossero  fratelli. Se ti rendeva felice sentirti parte di quel NOI, e non sai se riderai mai più come allora. Se fare squadra per te ha molto, molto senso, e sentirti partecipe di un tutto ti dà più soddisfazione:
Hey Negrita! - Negrita

- Per guidare verso il mare, o verso una cosa bella, e sentirsi super-power:
Radio nowhere - Bruce Springsteen

- Per sposare un elfo:
Hoppipolla - Sigur Ròs

- Come ogni torinese o torinesofilo sa, i Murazzi del Po sono un'istituzione, un luogo poetico sul finir della notte, lo scenario magico che odora di fiume.
Torino è qui, in queste viscere pulsanti e radioattive.
C'è sempre bisogno di una canzone per scendere ai Murazzi, anche solo mentalmente, e sedersi lì, sulla tua panchina, ad aspettare il giorno.
Questa è la canzone che uso io, perché per me è piena d'affetto, e ai Murazzi non si può non voler bene:
Il mio DJ - Subsonica

- Io non faccio jogging, non vado a correre.
Ma SE facessi jogging, non sarebbe per la forma fisica.
Andrei a correre per allenarmi in vista di una corsa più grande, più importante.
Andrei a correre per prepararmi alla mia corsa del secolo, mia e solo mia.
Questo perché credo che ognuno di noi, un giorno, potrà avere un valido motivo per mettersi a correre dalla felicità.
Può esserti appena nato un figlio mentre sei all'altro capo della città (in questo caso si  tratterà di un tu padre, evidentemente). E allora che fai? Corri.
Puoi aver ricevuto la notizia più bella della tua vita. E allora che fai? Corri.
Puoi avere appena scoperto di esser stato preso. Sì, prendono dieci persone, all'esame eravate in duecento, scorri l'elenco col dito senza quasi osare guardare, all'improvviso il dito si ferma e sotto c'è il tuo nome. E' fatta. Ce l'hai fatta. E allora che fai? Corri.
Corri via, corri altrove, corri ad avvisare qualcuno.
Corri di felicità.
E io so che in quel momento ti accompagna una canzone.
Parte piano e poi esplode, te la canti tu nella tua testa, e te la canta la città che ti sta intorno, te la canta l'asfalto spaccato dal caldo, te la cantano i muri, e tu corri, e intanto ridi di un riso silenzioso e irrefrenabile, e non ti bastano le orecchie per fermarlo, quel sorriso. Sorridi dentro, sorridi tutto, sorridi ovunque.
E c'è la tua canzone.
La mia, quando succederà -perché succederà-  sarà questa qui:
Lift me up - Moby

- Quando sei malinconico, ma non triste; quando sei allegro, ma di un'allegria sommessa.
Quando vuoi goderti le minuzie della vita, comprare una zucca per Hallowe'en, camminare trotterellando, sentirti un po' parigino anche se non puoi andare a lanciare sassi sul canale Saint Martin:
La valse des Monstres - Yann Tiersen

- Soffri pene d'amore infernali e dolorosissime, che ti spezzano e dilaniano il cuore e poi lo buttano in pasto a quattro cani che passano di lì.
Ciononostante, non vuoi perdere il tuo aplomb:
Goodbye my lover - James Blunt

- Vivete insieme: tu, la tua amica single e incinta lì lì per partorire, e il vostro migliore amico gay.
Lei ha letto da qualche parte che un cantante di cui non ricorda il nome è diventato da poco papà, e  che suo figlio è nato -così dice lui nell'intervista- sulle note di Mambo number five, quella canzone idiota di Lou Bega che diceva "A little bit of Monica in my life, a little bit of Erica by my side, a little bit of Rita's all I need" eccetera eccetera, perché in sala parto c'era la musica a palla.
Lei ride divertita al pensiero di una povera puerpera che debba dare alla luce il pupo sulle note di un tormentone estivo trash come Mambo number five.
E ridendo proclama a gran voce "Oddio, io non potrei MAI partorire in una situazione del genere, sarebbe così ridicolo, ma ci pensate? La musica a palla in sala parto? C'è da morir dal ridere!"
Sempre per scherzo, provate ad ipotizzare, in base al calcolo delle probabilità sugli ultimi tormentoni estivi, quale canzonetta potrebbe toccare in sorte alla vostra povera amica primipara,  andate a dormire ridendo convulsamente, e non ci pensate più.
Qualche tempo dopo, però, si rompono le acque. E arrivano le doglie.
Quella sera il bar sotto casa ospiterà una festa di laurea, fervono i preparativi, e il DJ sta selezionando la musica.
Si rompono le acque, dicevamo. E arrivano le doglie.
E insieme alle doglie, parte una canzone.
Sul primo gridolino della tua amica-single-incinta-lì-lì-per-partorire, dal bar di sotto sparano a palla QUELLA canzone.
"E' uno scherzo?" grida lei, ma non c'è tempo, bisogna scendere in strada e correre all'ospedale.
La macchina ha le ganasce, nun se po' parti'.
"Chiamiamo un taxi! Taxi!!!"
Arriva il taxi, la mamma sale, tu sali, sale anche il migliore amico gay.
Il taxista ha la radio accesa e alla radio cosa c'è? Sì, sempre quella canzone.
"Non ci credo, non  è possibile, non voglio fare la fine della mamma del Mambo number five!"
Ospedale.
Tutto tranquillo, per ora.
Sala parto, niente musica.
Entra la ginecologa, entra l'ostetrica, la mamma inizia la sua respirazione-da-parto, tu sei lì, migliore amico gay anche.
E' in quel momento che la ginecologa dice all'infermiera "Marinella, la radio!", e la mamma fa "No!" e la ginecologa "Sì sì, invece, non no, deve spingere, su!"
E, sì, la radio viene accesa, e nella sala parto fa irruzione molesta la solita canzone, quella che, per ridere, avevate immaginato prendesse il posto di Mambo number five nel vostro parto.
Così, oltre al bambino nato su Mambo number five, ci sarà una bambina nata su:
Umbrella - Rihanna

- Per scrivere la lista della spesa in un pomeriggio di giugno, e aggiungerci i limoni solo perché fanno allegria:
27 aprile - Il Nucleo

- Per camminare col naso rivolto alla luna, fare un giro intorno a un lampione e poi sedersi su una panchina, sentendo che tra poco nevicherà:
Natale - De Gregori

- Mentre si torna a casa alle prime luci dell'alba, in pace col mondo e con se stessi, e si vede il sole salire su:
Perfect - Smashing Pumpkins

- Si alza il sole su Roma, è una bella mattina nuova di primavera.
Panoramica su Piazza di Spagna, Tridente, Piazza del Popolo, si vede tutto dall'alto, scorre veloce.
Si passa su Fontana di Trevi, bizzarramente inondata di luce arancione, come il palazzo che le sta accanto.
Scorre tutto, in rapida successione.
Si alzano le serrande delle botteghe, e Roma con loro.
Corri, ma adesso si tratta di semplice jogging, è una corsa mattutina.
Attraversi il Giardino degli Aranci, lassù vicino a Piazza dei Cavalieri di Malta.
Entri di buon passo nel bed and breakfast della tua famiglia, anche se famiglia è dire un po'  troppo, perché con tuo fratello quasi non ci parli e tua madre se n'è andata anni fa.
Ma c'è tuo padre, e poi c'è tuo nonno.
Entri e intanto la radio passa la canzone che avevi in testa mentre correvi, e tu questa canzone la ami, perché è la preferita di Gramellini, e Gramellini è il tuo preferito.
Ah, a proposito, tuo padre è Carlo Verdone, e tuo nonno Arnoldo Foà.
In the name of love - U2

- Una volta, sul sito dei Subsonica, fecero un sondaggio, chiedendo a noi fan quale fosse la frase più bella di tutte le frasi di tutte le canzoni dei Subsonica.
Io scrissi "Ti sto cercando per ritrovare tutto il possibile del mondo", tratta da Il cielo su Torino.
Un ragazzo che scrisse poco dopo di me, diceva invece che la frase più bella, e più divertente, e più assurda dei Subsonica era "Ti guardo che mi guardi, non so se salutarti", da Strade.
Aveva ragione, è straordinaria.
Racchiude la vitalità e la gioventù e la carica speciale di quelli che erano i Subsonica sul finire degli anni novanta. Se Microchip Emozionale è la summa della loro musica, Strade è l'incrocio di vie intricate e anomale, è un'esplosione allegra e confortante, è la prova della complicità che c'è tra i cinque.
E' bellissima. E, dal vivo, lo è ancora di più.
Ricordo che la ascoltai per la prima volta proprio in concerto, senza mai averla sentita prima.
Ti guardo che mi guardi, non so se salutarti.
La carica vitale di quella canzone mi ha catturata subito, e non mi ha lasciata più.
Perciò sì, ecco qui:
Strade - Subsonica

Editato da: Pellys. And the clock said 01:34 | link | commenti (11)
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