Mago Merlino consiglia:
Leggi Massimo Carlotto.
Ascolta i Cure e gli Stones
Tira coriandoli.
Bevi caffè.

mercoledì, 25 marzo 2009

Conversazioni surreali sull'amore e altro ai tempi del liceo

Conversazione n° 1 - La prima volta dell'amico maschio (s'avevano circa diciassett'anni).
Amico B: "Sai, è successo, l'altra sera"
Sottoscritta: "Cosa?"
Amico B: "Come cosa, quello"
Sottoscritta: "Ah! Oddio"
Amico B: "L'abbiamo fatto"
Sottoscritta: "Quando?"
Amico B: "L'altra sera"
Sottoscritta: "Sei proprio uno stronzo!"
Amico B: "?"
Sottoscritta: "Avevi detto che mi avresti fatto uno squillo!"
Amico B: "..."
Sottoscritta: "Avevamo fatto un patto, io e te! Ci eravamo promessi che, quando fosse successo, ci saremmo fatti uno squillo!"
Amico B: "Vale se te lo faccio adesso?"
Sottoscritta: "No che non vale! Doveva essere subito dopo!"
Amico B: "Ah... Mi dispiace... Hai ragione, me ne sono dimenticato"
Sottoscritta: "Bravo, complimenti"
Amico B: "Scusami"
Sottoscritta: "Io te l'avrei fatto"
Amico B: "..."
Sottoscritta: "Beh... Pazienza. Sei uno stronzo, ma pazienza. Com'è stato?"
Amico B: "Uh, oh, ah... Ecco... Beh. Non so, sai? Mi aspettavo qualcosa di meglio. Nel senso... Tutto ok eh. Però lei era così... Non so dire come... Mi è praticamente saltata addosso. Non lo so..."
Sottoscritta: "Ah"
Amico B: "Però dopo non è stato male"
Sottoscritta: "Come dopo?"
Amico B: "Sì, dopo, nella doccia"
Sottoscritta: "..."


Conversazione n° 2 - Le avventure del giovane compagno di classe.
Compagno L: "Ho scritto un sms a una ragazza, le ho chiesto se si ricordava di me"
Compagne: (coretti vari) "Dai! E cosa ti ha risposto?"
Compagno L: "Sì, mi ricordo di te. Ma soprattutto mi ricordo del tuo culo".


Conversazione n° 3 - La mia prima non-sigaretta (un capodanno liceale in montagna; personaggi: sottoscritta, compagno Nicolò, compagno Alessandro; location: sotto un pino).
Compagno N: "Quando vuoi provare dimmelo, ma non fare come per la prima sigaretta-sigaretta"
Sottoscritta: "Cioè?"
Compagno N: "Eri ridicola. Tossicchiavi e non prestavi attenzione"
Sottoscritta: "Che palle"
Compagno N: "Che palle lo dico io. Questa volta, poi, la cosa è più seria. Muoviti, mettiamoci sotto il pino"
Sottoscritta: "Bene, sono pronta"
Compagno N: "Tieni, prendi, aspira bene"
Sottoscritta: "Sì, sto aspirando. Credo"
Compagno N: "Bene così, vai"
Compagno A: "Cosa fate lì sotto?"
Compagno N: "Fumiamo, perché? Vieni anche tu"
Compagno A: "No è che... Sotto quel pino io ci ho appena pisciato".


Conversazione n° 4 - Domande a bruciapelo in classe.
Compagno N: "Oh, state tutti zitti un attimo, devo sottoporvi una questione a carattere sociologico"
Classe: "..."
Compagno N: "Voi vi masturbate? Sinceri".


Conversazione n° 5 - L'annuncio dell'assemblea d'Istituto, unica occasione per noi pulzelle di vedere i rispettivi Oggetti dei Desideri per un'intera mattinata.
Rappresentante d'Istituto (entrato in classe ad ammonirci): "E insomma, vi vogliamo tutti presenti domani, si discuterà di temi della massima rilevanza, ormai la scuola italiana è allo sfacelo, il nostro liceo poi cade a pezzi, si sta pensando di picchettare la sede della Provincia..."
Amica Ciaki (sottovoce): "Tu come ti vesti?"


Conversazione n° 6 - Metafore e vita di coppia di una cara compagna di classe (personaggi: sottoscritta, compagna M, una comparsa).
Sottoscritta: "E allora, con M, come va, come va? Ti vedo occhi-a-cuore!"
Compagna M: "Bene, bene! Sì sì, innamoratissima, però..."
Sottoscritta: "Però?"
Compagna M: "Eh... Sai..."
Sottoscritta: "Che cosa c'è?"
Compagna M (sguardo eloquente): "E' che non siamo ancora riusciti..."
Sottoscritta (incapace di cogliere gli sguardi eloquenti): "Non siete ancora riusciti?"
Compagna M: "Sì, non siamo ancora riusciti (altro sguardo eloquente), sai... Ad andare al cinema"
Sottoscritta: "Ah!"
Compagna M: "Sì, non c'è ancora stato modo di... Anche per una questione di tempi... Lui poi ha sempre allenamento e torna tardi, arriva stanco"
Sottoscritta: "Beh ma... Non potete andare al secondo spettacolo?"
(La comparsa si allontana).
Compagna M: "Franci!!! Ma insomma! Il cinema era una chiara metafora!"
Sottoscritta: "..."
Compagna M: "Sì, una metafora! Non mi andava di dirlo davanti a Cosa!"
Sottoscritta: "Oddio, ho capito, ora ho capito! Abbi pazienza..."
Compagna M: "Ecco..."
Sottoscritta: "E insomma niente cinema? Non ancora?"
Compagna M: "No"
Sottoscritta: "Ma niente niente? Nemmeno un po' di tivù?"
Compagna M: "Nemmeno"
Sottoscritta: "Eh ma che noia!"
Compagna M: "Già".


Conversazione n°  7 - I soprannomi dati ai nostri Oggetti dei Desideri (s'era ancora al ginnasio).
Amica Ciaki: "Sai che la mia amica I. mi ha detto che frequenta abbastanza spesso degli amici, e tra questi amici c'è Snoopy"
Sottoscritta: "Oddio!"
Amica Ciaki: "Sì, e una sera lui ha riaccompagnato una di queste, e poi lei ha detto ad I, e lei l'ha detto a me, che insomma lui l'ha baciata e palpeggiata anche abbastanza, così, dal nulla!"
Sottoscritta: "Oddio!"
Amica Ciaki: "Ma appunto, è proprio un coglione. Lascialo perdere"
Sottoscritta: "Che vuoi che ti dica... Cercherò di ricominciare a pensare ad Icaro"
Amica Ciaki: "Fai bene"
Sottoscritta: "E tu con Casper? Come va ultimamente?"


Conversazione n° 8 - Le malmostosità del compagno M. di fronte al cicaleccio femminile.
Sottoscritta: "Hai visto Icaro sull'autobus, di recente?"
Compagno M: "No, non mi pare"
Sottoscritta "...Mhhh. Ma non lo prende più?"
Compagno M: "Boh"
Sottoscritta: "Sai cosa? Magari viene in macchina"
Compagno M: "E venga come cazzo vuole".


Conversazione n° 9 - In morte di Norberto Bobbio.
Professoressa di filosofia: "Oggi è una giornata un po' diversa..."
Classe: "Perché?"
Professoressa: "Ieri è morto Norberto Bobbio"
Compagna E: "Ah, è vero..."
Sottoscritta: "Davvero?"
Compagno M: "Insomma, un nostro collega è venuto a mancare..."
Amica Ciaki ad amica Meri (sottovoce): "Ma non bisognerà prendere appunti, vero?"

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lunedì, 09 marzo 2009

Momenti e felicità

S'era d'estate. Quest'estate.
S'era d'estate quest'estate io e la mia amica Ciaki sul Lungotevere.
Si discorreva amabilmente senza badare a nulla che non fosse lo stagliarsi dell'Isola Tiberina sul fondo del puzzle, quand'ecco che.

Quand'ecco dietro di noi due uomini camminar veloci, e uno dire all'altro: "Certo che queste donne..."

C'è qualcosa in questa voce
, mi son detta in un tempo così veloce ch'è stato prima di subito.
Era una voce che conoscevo, che avevo sentito più di moltissime volte, da sempre, in un tempo antico eppure semplice da ricordare.
Era una voce familiare, che avevo già riconosciuto una prima volta alla tv, vedendo finalmente in faccia il suo proprietario, e dicendomi anche allora: Ma questo so chi è, conosco la sua voce!

E così, lì, in quell'istante improvviso sul Lungotevere con la mia amica Ciaki, ho saputo esattamente, e subito, che viso avrei dovuto vedere voltandomi, se lui fosse stato veramente lui.

"Certo che queste donne..."
Non gli ho dato il tempo di finire la frase.
I miei pensieri hanno turbinato come ne ho scritto sopra, e in un secondo mi sono voltata, di scatto, guardandolo ad occhi sbarrati.
Nell'attimo in cui realizzavo di averci azzeccato, lui mi ha guardata altrettanto basìto, e ha detto: "No no, ma non mi stavo riferendo a voi!"
E io: "No no, è solo che... Ho riconosciuto la voce!"

C'è stato un guazzabuglio di passi e passetti, loro due ci han sorpassate, lui intanto ha fatto un mezzo sorriso imbarazzato, l'amico l'ha guardato e ha sorriso raggiante, abbiam continuato tutti e quattro a camminare, lui si è voltato e alzando una mano come a schermirsi ha detto: "Ma se io nella vita faccio il farmacista..."
Sempre camminando (e sempre tutti sorridendo, chi un po' e chi molto -come l'amico felice di vera felicità amicale-), io ho detto: "Certo, certo, come no... Caro Brandon!"
C'è stato un altro sorriso generale, senza che nessuno intanto avesse smesso di seguitare a camminare; poi ci siamo divisi, noi verso l'Isola Tiberina e loro non so.
Lui si è voltato un'ultima volta e mi ha detto "Ciao! Un bacio grande!"

Era Marco Guadagno.
Il doppiatore del Brandon Walsh di Beverly Hills 90210.

Conoscevo la sua voce sin dalle elementari, quando Beverly Hills 90210 era un cult stracult.
Ha fatto poi molto altro, ha recitato, e so che da poco ha diretto il doppiaggio di Frost/Nixon, ma per me sarà sempre l'inconfondibile voce di Brandon Walsh.

E' stato un bel momento.
Io sono stata felice. Pecco di superbia e aggiungo che sono certa sia stato felice anche lui.

Dopotutto, è questa la felicità: un momento passeggero di pura sorpresa, inaspettato e vagante come una mina, come i coriandoli, come uno scoppio improvviso.
La contentezza, la serenità, l'appagamento e l'allegria sono altra cosa.
Ma la felicità è come uno scroscio, è una doccia di due minuti, un gavettone emotivo.
Pam! Ti colpisce, ti fa la doccia, ed è subito passata.
E' un momento prezioso, un luccichìo, un pizzicore.

Tu, doppiatore, che vieni riconosciuto di botto in una serata vociante sul Lungotevere per aver detto quattro parole.
O tu, scrittore, che entri in un bar una mattina, ordini il caffè e una brioche vuota e intanto senti un ragazzo che dice a un amico una frase presa dal tuo libro, una frase che gli piace, una frase ch'è tua, con lui che aggiunge: "L'ho letta in un libro che ho finito da poco, se vuoi poi te lo passo,  e sai cosa, questo tizio è un dritto".
Te ne stai zitto, mangi la tua brioche vuota, bevi il tuo caffè in silenzio.
Poi esci dal bar ed esulti con un saltello, ti dici "Yò, sono un dritto", scansi la vecchietta che ti sta guardando storto senza capire, e te ne vai per la tua strada, felice.

Che momenti, certi momenti.
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mercoledì, 04 marzo 2009

L'eco dei cassetti

Se le persone fossero case, ognuno di noi avrebbe un discreto numero di stanze.
Avremmo una cucina, illuminata e vociante.
Un salottino da sistemare a piacimento, e so già che nel mio ci sarebbero pareti gialle e librerie.
Avremmo finestre aperte, tende mosse dal vento, coni di luce che si allargano sul parquet.
E letti soffici, mobili graziosi, qualcosa di lilla, qualcosa di azzurro.
Ci sarebbero amiche, biscotti nel forno, puntate di Sex and The City,  nello stereo Teho Teardo alternato a Madonna.

Se le persone fossero case, ognuno di noi avrebbe un discreto numero di stanze e, lontana da tutte le altre, una stanza buia.

Nella stanza buia ci sarebbe un armadio, e nell'armadio dei cassetti, e nei cassetti delle cose.
Cose tristi, cose mai dette, cose di cui ci si vergogna, cose portate con noi dopo delusioni e avvilimenti, cose che abbiamo dimenticato o abbiamo finto di dimenticare.

Se è vero che ognuno di noi ha un lato non necessariamente oscuro, ma perlomeno in ombra, allora ognuno di noi ha una stanza come quella, un armadio come quello, dei cassetti come quelli.
I cassetti dei tempi andati, delle frasi morte in gola, delle lacrime trattenute o versate sui cuscini come tante poverette.
I cassetti del lato che non mostriamo di giorno, quel lato che non mostriamo a nessuno, se non per poco, se non raramente, se non vergognandocene sempre tremendamente.

Le fragilità vanno nascoste, tenute a bada, lasciate nel cassetto, chiuse nell'armadio, dimenticate dietro la porta di quella stanza che non ci abbandona e che ogni tanto andiamo ad aprire per farci un po' male.

Nella stanza che ci fa male, nella stanza dove le cose vivono al chiuso, sono riposti anche fantasmi, ologrammi di persone, che la popolano in silenzio, vorticando nella quiete apparente di tutto ciò che non abbiamo dimenticato ma ci siamo imposti di barricare lì dentro.

Forse, un giorno, prenderemo uno di quei fantasmi e lo trascineremo fuori, al sole, in uno di quei coni di luce che dalla finestra aperta si allargano sul parquet.
Gli diremo di tutte le attese inutili, le speranze malriposte, le felicità buttate, le occasioni lasciate cadere miseramente.
Gli racconteremo di tutto il tempo che ci ha portato via.
Forse piangeremo ancora un po' sul cuscino, come povere sciocche patetiche ragazzette.
Ma sarà allora che il cono di luce si allargherà fino ad arrivare al muro del corridoio, fino a lasciar intravedere la polvere che danza in milioni e milioni di puntini, fino ad arrivare all'eco che abbiamo davanti, e a farla scomparire.

Non sarà un'eco a distruggere casa mia.
La mia casa è gialla.
La mia casa è forte.
La mia casa è mia, e tu non c'entri niente.
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