Mago Merlino consiglia:
Leggi Massimo Carlotto.
Ascolta i Cure e gli Stones
Tira coriandoli.
Bevi caffè.

mercoledì, 28 maggio 2008

L'ombrello è un placido paracadute

Degli accadimenti di questi ultimi giorni non so che dire, se non che è stato tutto molto bello.
La mia amica Ciaki compiva 23 anni mentre i Subsonica festeggiavano il decennale dall'uscita del primo omonimo album, molto emozionati, in una Piazza Vittorio gremita e piovosa.
E, in quella stessa piazza, dopo una cena dall'altra parte del fiume e un salto nella vineria piena di lucine che sta in un'altra piazza più piccola sotto la casa dei miei sogni, ho incontrato e abbracciato Daniele, mio amico fraterno e parte della mia famiglia marittima, ed Erica, la sua straordinaria fidanzata, per festeggiare i loro cinque anni insieme.

Cinque anni fa, nei corridoi del Politecnico, il compagno Lopez presentava Erica e Daniele.
Come spesso accade, fu lei a scegliere lui, da lontano, senza esser vista.
Ma quando il Fato, mosso dal sopracitato compagno Lopez, li fece incontrare nell'intervallo tra l'ora di fisica e l'ora di una qualche altra materia spaccameningi, dei due fu Daniele a non capire più nulla. Se gli avessero chiesto, nel weekend successivo a quel giorno, che faccia avesse Erica, lui non avrebbe saputo rispondere. Troppo timido per alzare lo sguardo, si ricordava solo il suo profumo, e questo bastò: narra la leggenda che in quei giorni, prima di rivederla a lezione, lo sentisse dovunque. Per strada, a casa, al campo di calcio, in tram, la domanda che il suo fedele amico F. Romano si sentiva rivolegere era sempre la stessa:
"Ma lo senti anche tu questo profumo?"
E l'altro: "Ma che cacchio dici".
Così per giorni. Finché si rividero, e lui la guardò in viso, e allora davvero non capì più nulla, ma finalmente per una buona ragione.
Seguirono un primo appuntamento alla Fiera del Libro, giorni passati a saltare le lezioni e fuggire al parco del Valentino, e attese alla stazione Dora, luogo di misteri e pericoli.
Al Valentino una dichiarazione in piena regola, perché Daniele è un uomo d'altri tempi e d'alto rango morale. Alla stazione Dora un bacio dato in fretta, prima che il treno fuggisse verso la valle di Ognissanti, perché Erica è una principessa guerriera, modi spicci, bellezza fiera e cervello fino.
Al compagno Lopez, che non conosco, dico grazie per esser stato il Fato di questa nostra storia piccola e bella. Nostra perché se non ci fossero loro, loro in coppia, anch'io sarei diversa. Non avrei davanti agli occhi un esempio perfetto di amore riuscito. Non saprei che si può ridere in quel modo. Non potrei continuare a ripetermi che non esiste coppia migliore, o miglior duo comico. Cane e gatto, ma anche comunella perpetua, e risate soffici, complicità vera, tenerezze non esibite e discrete. Non avrei Erica, diventata in questi anni una delle mie amiche più care.
Grazie compagno Lopez.
Grazie Principessa guerriera, modi spicci, bellezza fiera e cervello fino: grazie per essere arrivata nelle nostre vite. La famiglia marittima ti aspettava da tanto tempo, e conoscerti è stato molto meglio che immaginarti semplicemente.

Anni prima, nel settembre del 1999, conoscevo Ciaki, che in verità si chiama AnnaSara, anche se io per qualche giorno avrei erroneamente memorizzato un MariaSara. Chiarito l'equivoco diventammo amiche, tra Smemorande, intervalli, versioni di greco e assemblee d'istituto.
Quando compì 18 anni le regalammo una chitarra.
Due anni dopo sarebbe iniziata l'università, e la nostra vita insieme, la nostra piccola famiglia: Meri, Ciaki, Ljuba e Francesca.
Quell'AnnaSara, chiamata Ciaia fin da piccola, e poi trasformata dalla sottoscritta (che adora storpiare i nomi altrui) in Ciaki, Ciakilandia, Ciakilopoulos, Ciapalausen, Ciambala, eccetera eccetera, sarebbe diventata molto più di un'amica, per me.
Dico grazie alla donna che sa corrugare un sopracciglio e arricciare il naso con aria interrogativa, ma anche muovere entrambe le sopracciglia a tempo di musica. Grazie alla zia di sette nipotini più un altro in arrivo. Grazie alla signorina bon ton che sogna un abito da sposa color glicine e un uomo che le porti le viole del pensiero. Grazie all'agguerrita tifosa che sbraita in Curva Maratona e dice "Cuore Toro, Juve Merda" e sogna che l'uomo delle viole sia disposto a immolarsi per il Toro, a tifare urlando e perdendo la voce ogni weekend, a seguire la squadra in trasferta con la scusa di una minifuga romantica. Grazie all'unica persona che io conosca che sa il nome scientifico del mughetto. Grazie a te, e al rito delle marmellatine mattutine, grazie per le vacanze di chiacchiere senza fine e riposo senza tempo. Grazie per le nostre liste di cose da fare, per gli esperimenti culinari, le trofie al pesto e i tortini al cioccolato.
Grazie per i tuoi sogni e per la musica. Ce la farai. Tieni duro. Rompi le palle a chi ti può aiutare. Non mollare.

Sono stati giorni belli.
La coda sotto la pioggia, in macchina, con Martina. Non una comune coda in corso Massimo D'Azeglio, ma un'ulteriore scusa per parlare un altro po', per confidarmi ancora e come sempre sentirmi capita. Sul Monte dei Cappuccini alle due di notte, e prima nella vineria magica sotto la casetta illuminata che un giorno sarà mia. La stessa casetta che VeraMatta sbircia con occhi vispi, mentre dico "Ecco vedi, sarebbero quelle due finestre lassù, con i gerani e le persiane azzurre", per poi rispondere "Guarda, hai lasciato le luci accese". Grazie per quelle luci accese, e per i nostri sottintesi.
Grazie a mio nonno, che non sta molto bene ma continua a chiamare mia nonna Brigitte Bardot.
Tu lo sai, nonno, che adesso non è proprio il momento, vero? Noi non saremo mai pronti, ma adesso sarebbe veramente troppo presto. Io non ci voglio nemmeno pensare, non fare scherzi.

E poi, ieri sera, lo spettacolo teatrale del liceo, del mio vecchio liceo. Rivedere il professore di greco del ginnasio, il nostro mito allora e il nostro mito oggi, e poterlo salutare con un abbraccio e la fierezza di qualche anno in più, continuando a chiamarlo Prof.
E' qui che tutto ha avuto inizio.
Non smetterai mai di mancarmi, Liceo. E se in questo presente capita che a volte io non mi trovi più, e mi senta un po' persa, e mi chiami senza avere una risposta, forse è perché c'è un pezzetto di me che ancora cammina per quei corridoi, e non ha alcuna intenzione di farsi trovare.

E oggi Ljuba e la sua allegria, e lo studio del russo che procede e quest'estate la porterà a Mosca, lontana da noi, da Piazza Vittorio, dalla Capitale del Marchesato e da tutti i nostri posti. Ma, per fortuna, solo per un po'. E Ciaki, e i tuoi regali verdi, che sanno proprio di te.

Torino oggi hai piovuto un altro po', ma io ho smesso di piovere.

Torino, sei così bella, in ogni momento.

Torino, ad ogni angolo una sorpresa.
E' stato bello incontrarti per caso, Osservatore Silenzioso.
Tu dall'alto di un autobus, io in un viale alberato sospeso tra la pioggia appena passata e il sole spuntato da chissà dove.
E' sempre bello incontrarti, ma oggi di più.
E farti ciao con la mano, e provare a parlarsi da un capo all'altro del finestrino.
L'inaspettato è gioia.


giovedì, 08 maggio 2008

Ed è ancora Meme

Ebbene è successo di nuovo: ho ricevuto un Meme (dicesi meme una catena tra blogger).
Essendo quest'ultimo leggermente diverso dal precedente (elencare 6 abitudini o particolarità), ho deciso di accettare la sfida della cara Gaijina, e di scrivere 6 COSE CHE AMO.
Le cose che amo sono ovviamente più di 6, ma, pensandoci un po', credo di poter arrivare a compilare un elenco ragionato.
Ricordo che al liceo avevo inventato una cosa simile con D, mio grande amico della classe accanto, jazzista risoluto e calciatore di pallide speranze. Il gioco consisteva nello scrivere tutte le cose che ci rendevano felici, dal giro in bicicletta in una sera d'estate, alla torta al cioccolato.
L'avevamo chiamato Elenco della felicità.
Anche se questo si chiama Meme, anche se l'amico D ha ormai mollato il calcio, il jazz, e non ho più  sue notizie se non assai di rado, sono pronta a rispolverare le antiche velleità e a rimettermi in pista.

Sei cose che amo:

1) Amo l'origano.
Lo metto su tutto (con alcune eccezioni, ovviamente). Mi piace l'odore, mi fa allegria, mi pare tutto più buono.

2) Amo lo scompiglio che portano certe belle notizie, certi accadimenti. Amo quei giorni in cui il tempo passa rotolando: non so spiegare come se non dicendo che tutto il mondo è paese, e di solito c'è il sole, e un'atmosfera di attesa e di felicità nell'aria. Amo questo sentire collettivo che si manifesta quando un'amica ha un appuntamento importante e si è tutte lì, insieme, ad imbellettarla e a farle coraggio, oppure quando si aspettano i risultati delle elezioni (salvo poi morire di crepacuore durante la diretta di Matrix, sentendo che un cert'uomo è in testa e sta per vincere), o una partita dei mondiali. Ci si dimentica di mangiare, si saltabecca da una stanza all'altra in preda all'adrenalina e via così.

3) Amo le grandinate estive, l'odore che portano con sè, quel sentirsi piccoli di fronte alla natura.
Lo so, è una banalità.

4) Amo camminare prendendo sottobraccio la persona che ho accanto.  Adoro stare a braccetto con le mie amiche, con i miei genitori, con i miei nonni, e financo con gli amici maschi, anche se di solito si sentono "dei poveri vecchi" (parole del mio amico Sergio). Io e l'amico D, buon'anima, avevamo il momento del braccetto: mi accompagnava a casa dopo un pomeriggio passato a bere tè nella sua cucina e,  con la luce del tramonto e delle sei di sera che esplodeva dietro di noi e rincorreva i palazzi del centro storico, mi porgeva il braccio, con mia  grande soddisfazione.
Con le mie amiche si fanno, stando così, grandi chiacchierate, sempre sottobraccio, per interi tragitti.
Ti voglio raccontare una cosa sottovoce? Ti prendo sottobraccio.
E' un gesto intimo, bello, molto semplice, che riesce a far sentire due persone vicine. E' più discreto di un abbraccio, ma forse comporta più confidenza, ed è questo il bello.

5) Amo esser talmente presa da un libro da non smettere di leggerlo nemmeno durante il pranzo, e non vedere più la televisione o fare altro che non sia leggere. Amo quando non posso leggere per cause di forza maggiore, e il libro mi manca, e mi mancano i personaggi, e non vedo l'ora di tornare da loro e di continuare a spiare quel mondo nascosta dietro un cespuglio fatto d'inchiostro e carta profumata.

Il punto 6 è doppio, perché non mi è stato possibile eliminare uno dei due punti.

6) Amo le parole in disuso, e amo riportarle in auge. Vedo la lingua italiana come un bene prezioso, da proteggere, da trattare con cura. Amo rispolverare e utilizzare parole vecchie, curiose, un po' demodè.
Le parole cadute in disgrazia mi fanno molta tenerezza.

6 BIS) Amo certe fotografie scattate di getto, naturali, inaspettate. Amo le espressioni rubate e i momenti ricordati così, senza una posa.
Quella sì è verità e bellezza.

Ecco, ora che il meme è finito, dovrei lanciare la palla ad altri 6 blogger, perché la regola vuole così.
Ma, come giustamente diceva quel mito di Fiona Shaw a Tom Selleck, in quel delizioso film che è "Three men and a Little Lady" (commedia cult della mia infanzia):
Le regole sono fatte per essere infrante.

Non lancerò la palla a nessuno, perché c'è sempre chi non ha tempo, chi non ha voglia, chi si tira indietro.
Pertanto, cari i miei avventori, ecco come faremo: chiunque passi di qui, ed abbia voglia di farlo, lasci nei commenti il suo elenco della felicità, il suo meme, le sei cose che ama. Gradirò molto.
Lo chiedo a voi blogger.
Lo chiedo a Daiquirius.
Lo chiedo a VeraMatta, amica blogger ma soprattutto amica nella vita.
E poi lo chiedo alle mie amiche senza un blog, che però sono tra gli argomenti principali del mio per il bene che voglio loro.
Lo chiedo agli avventori casuali.
E poi a te, amico Sergio, se ti ricordi di passare.
Lo dimando a te, Osservatore Silenzioso: mi faresti piacere.
E lo chiedo a mia sorella Chiara.
Chiunque vorrà condividere con questa pagina fuxia e con la Regina lassù le sei cose che ama, farà molto piacere alla scribacchina di  corte.

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giovedì, 20 marzo 2008

Amiche di salvataggio

"Amiche di salvataggio" è un libro di Alessandra Appiano, che non ho ancora letto, anche se mi riprometto sempre di farlo. Il titolo, però, mi sembra bellissimo. Forse perché ho amiche vere e preziose, e anche loro, come quelle del libro, mi "salvano" molto spesso.

Si dice che un'amica vera si veda nel momento del bisogno, ma io dissento: un'amica vera si vede sempre, perché sa confortarci, ma anche ridere insieme a noi. Un'amica è una finestra spalancata, e non uno specchio della nostra noia.

Molti credono che l'amicizia tra donne sia una chimera, intrisa d'invidia e chissà che altro. Io, invece, per le amiche che ho incontrato lungo la via, posso dire che non è vero, non è vero per niente. Non so che cosa succeda al resto del mondo, ma so quel che succede a me e alla parte di mondo che mi sta vicina, e dico che le amiche sono un regalo e una risorsa immensa. L'invidia femminile è una cosa che non mi appartiene, che non ho mai provato, e anche solo sentirne parlare mi lascia basìta. Esisterà, forse. Ma io sono stata fortunata, perché ho incontrato persone belle, nella mia vita. E penso che le donne possano essere una forza, una forza vera.
E' bello sentirsi parte di qualcosa, sentirsi al sicuro con persone che ci vogliono bene e di cui ci fidiamo. E' bello raccontarsi, e parlare per ore, sezionare eventi, affari di cuore, camminare a braccetto, ridere e bere tè nel frattempo. E' bello anche pensare, quando non si sta insieme, "Meno male che ci sono", e sapere di avere un porto sicuro, che sia per un consiglio, per una risata, o per la scelta di una giacchetta.

Nei miei ventidue anni di vita ho incontrato donne fenomenali, degne di stima, rispetto, fiducia e simpatia. Ho amiche vere a cui non posso rinunciare. Ho avuto grandi amiche che hanno fatto con me solo un pezzo di strada, ma mi rimangono ancora dentro. Alle amiche passate, presenti e future, ma soprattutto alle amiche che mi sono sempre accanto, che non sono una questione di tempo, ma una questione di vita, e che, per la vita, porterò sempre con me, io dico grazie.

Dò molto peso alle parole "amica" e "amico", e non le uso con facilità. Le persone che chiamo amiche, sono anche, allo stesso tempo, le mie più care amiche, perché per me le due cose vanno di pari passo. Le altre persone, a cui voglio bene, che stimo e che posso anche voler conoscere meglio, per poter arrivare un giorno a chiamarle amiche, rimangono "compagna di liceo", "collega", o anche, in alcuni casi, "cara compagna di liceo" e "cara collega".
Le parole per me hanno importanza, senza dubbio. Questo perché voglio dare il giusto valore alle cose, ai rapporti, alle persone.
Una volta che ti chiamo amico non torno indietro, ma per arrivare a tanto ci metto un po' di tempo. Il tempo che serve. So che l'amicizia non si compra, e non può essere costretta, nè forzata, perché l'amicizia SUCCEDE. E, il fatto che sia successa proprio con le amiche che ho lo ritengo un privilegio, perché sono davvero persone di cui andar fieri.

C'è Meri che, quatta quatta, sa essere provvidenziale, come la manna dal cielo. Insieme a me dal ginnasio, conserva ancora quell'ironia splendida che mi ha conquistata. La stessa ironia che ha trovato nel suo ometto ideale: mai furono viste al mondo due persone con lo stesso, spettacolare senso dell'umorismo.

C'è Ciaki, un altro regalo del ginnasio, che come Meri, ancora oggi, è parte fondamentale della mia vita. Amica del ridere e delle emozioni profonde, dei pensieri più recònditi, delle minuzie assolute. Sa quel che penso, quello che provo, e sente le stesse cose insieme a me.

C'è Ljuba, con cui so di poter dare sfogo all'umorismo più noir e malefico, perché lo capisce, e mi capisce, profondamente. E' un'amica che sa essere sempre presente, ed è una persona che stimo davvero. La nostra Ljuba, con cui ci si fanno gli addominali scolpiti a forza di ridere. E la nostra Ljuba che un giorno fuggirà a vedere il deserto insieme all'uomo dagli occhi di velluto, e sarà felice come merita.

C'è Martina, l'amica con cui si parla fino alle tre di notte senza fermarsi, l'amica che ascolta come nessuno, e sa consigliare. L'amica che fuma sul mio balcone, mentre io scrivo al computer, e intanto si continua a parlare. Lei che capisce come sto anche quando faccio finta di niente. Lei che mi rende forte, perché sento che crede in me, come io credo in lei.

C'è Monica, che riesce a farmi sentire al sicuro come nessun altro al mondo. Monica che si commuove e che sa ridere davvero. Monica che, anche da lontano, e anche con un semplice sms, sa capire sempre tutto, e aggiustare ogni piccola ferita. La ricordo a quattro anni, mentre mangiava ciliegie ed era già bellissima. Poi è cresciuta ed è diventata eccezionale.

C'è Giocagiò che condivide le mie stesse passioni, e mi sa sostenere e voler bene con discrezione. Io e questa signorina ci capiamo anche con un batter di ciglio. E i nostri sensi dell'umorismo, il mio e il suo, si sono incontrati e hanno deciso di andare sempre di pari passo, giurandosi eterna fratellanza. Siamo il duo magico, io e Giocagiò.

C'è Sürela, che per me è appunto come una sorella. Figlia della migliore amica di mia mamma, cresciuta insieme a me in anni di vacanze al mare, cene a base di pizza e videocassette di Mary Poppins. Compare di malefatte, di battibecchi e di risate matte. Non dimenticherò mai quel "Non farmi ridere Franci, che mi scappa la pipì". Aveva otto anni, io nove. E naturalmente è finita con una pipì addosso nel bel mezzo del reparto giocattoli di Miroglio. Sürela perché da piccole amavamo aggirarci per Alassio mangiando gelato e fingendo di essere sorelle. Due sorelle norvegesi che si chiamavano l'un l'altra, appunto, "sürela". In norvegese, naturalmente.

E c'è Erica, una sorpresa bella e inaspettata. Fidanzata del mio amico fraterno Daniele, è apparsa nella mia vita portando risate fantastiche e chiacchierate che non finiscono mai, e confidenze vere, perché di lei mi sono fidata subito, a pelle. Erica, bionda, soave e delicata, che poi se ne esce con frasi come "Qui bisogna tirar fuori un po' di coraggio eh! Tirar fuori un po' di tetta!"
"Ma in che senso tetta?"
"Tetta nel senso di coraggio, naturalmente. Nel senso di farsi un po' furbi!"

Eccole qui, le mie amiche. Le mie amiche più care. Capitolo a parte meriterebbero le mie compagne di liceo, le compagne d'università, le colleghe di lavoro. Perché sono stata fortunata, in questa mia vita. E, sempre e comunque, continuerò a ripetermi, e a ripetere, che le donne possono essere una forza. Perché sanno amare, e ridere, e vivere intensamente, e sono acute e intelligenti.

Alle "mie" donne auguro il meglio. Auguro la vita che tutte loro meritano, una vita di sogni realizzati, di ideali mantenuti, di felicità che arriva come una april sweet shower, e di serenità costante.
E mi auguro, per loro, grandi soddisfazioni, il coraggio di scegliere, il poter diventare l'adulto che sognano di essere, il concretizzarsi di quello che adesso speriamo solo a parole e nei nostri desideri.

Mi auguro anche di vederle realizzate in ogni campo. E che abbiano, un giorno, bambini che somiglino loro almeno un po', che abbiano il loro sorriso, o i loro occhi, o una sfumatura del loro carattere. 

Possano incontrare non solo principi azzurri, ma principi scintillanti in technicolor, pronti a capire di aver trovato quel tesoro leggendario che, come raccontano gli antichi, sta ai piedi dell'arcobaleno.

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giovedì, 10 gennaio 2008

Allora

Propositi per l'anno nuovo.
O cose che vorrei, in quest'anno nuovo.

- Un taccuino per annotare certi pensieri volanti.
- Comprare un'agenda e usarla, soprattutto. Anche se per la Smemoranda sono troppo vecchia e la Moleskine mi fa un po' tristezza, sinceramente. Ma poi dove li attacchi i biglietti del cinema?
- Vedere la mostra su Oriana Fallaci, che ho perso nel periodo milanese.
- Leggere "Un uomo" di Oriana Fallaci.
- Imparare di nuovo a memoria la mia poesia preferita ai tempi del liceo.
- Riscoprire Fellini.
- Darmi una mossa con l'università e smettere di fare la sfaticata evanescente. (Tu sai che per fare questo, tesoro, devi smettere di sognare Roma e l'Accademia).
- Non smettere di sognare Roma e il bene che le voglio, e l'Accademia.
- Concretizzare.
- Dimenticare serenamente.
- Continuare a fare pulizia davanti al mio portone (vedi Gramellini e quel proverbio svedese che cita ad ogni piè sospinto).
- Tornare a Milano con Marti.
- Passare più tempo nella casa al mare.
- Andare finalmente a Lucca con la Famigliotta (Sergio, Monica, Daniele and his mythic almost wife).
- Scrivere sempre.
- Risparmiare.
- Guidare molto e cantare durante.
- Riuscissi ad avere di nuovo le mani belle dei miei diciott'anni, e non queste, che sembrano appartenere ad una sguattera rivombrosiana (ché, da quando te ne andasti, di tormentar unghie, invero, non ho smesso più).
- Per suonare non è ancora tempo, ma un giorno lo farò.
- Tornare a Roma presto, perché è da luglio che non cammino per le tue vie, Sogno dei miei sogni.
- Smettere di provare una fitta e di voler piangere quando sento nominare la parola "Cinema".
- Concretizzare la mia storia partitica.
- Smettere, smettere, smettere di fare l'evanescente.
- I libri non ti abbandonano mai e io da un po' leggo sempre troppo poco.
- Vedere la mostra su Vivienne Westwood.
- Fare per tre giorni le turiste a Torino, con Ciapa, Ljuba e Maranà.
- Portare Ciapa a Genova e focacciadireccarci al Belvedere di Montaldo.
- Mettere lo smalto rosso quando sono felice.
- Godermi le amicizie splendide.
- Scattare più foto.
- Entrare nella Sinagoga di Torino. Io ti amo, Sinagoga di Torino.
- Sarebbe bello andare a Parigi.
- Proibirmi le paranoie ed evitare di star male per delle cazzate.
- Leggere finalmente la biografia della mia adorata, adorata Vladimir Luxuria.
- Abbandonare la mia grafia da scimmia decenne.
- Vedere fino alla fine un film francese senza desiderare una morte violenta e subitanea.
- Inquadrare la mia vita sui binari che merita.
- Smettere di battibeccare con la cara madre su futuro et similia (e magari su qualunque altra cosa).
- Trascorrere più tempo con il caro papà.
- Chiamare mia zia.
- Continuare così. E poi vedrete, altroché!
- Eliminare lati bui, o farne a meno.
- Sognare un po' meno.
- Non smettere di sognare.
- Mantenere i propositi per l'anno nuovo.

P.S. E chissà se aveva ragione, il Capitano.
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venerdì, 23 novembre 2007

Ho qualcosa da dire, oggi in particolare

Oggi, 23 novembre, è il mio compleanno.

Io sono spaventata.
Spaventata perché non so che ne sarà della mia vita, tra sogni a cui non so se posso ancora credere, ferite che sono ancora aperte nonostante siano passati mesi, rapporti finiti e altri iniziati.

Citando Cristina Donà, potrei dire di aver attraversato giorni, anzi mesi, da diluvio universale.
La fine di un'amicizia schianta più della fine di un amore, perché puoi aspettarti che un amore finisca, ma un'amicizia è un'altra cosa, senti dire da tutta una vita che un amico è per sempre e finisci per crederci.

Quello che io vorrei dire, è che anche quando dentro di me pioveva, nulla è mai finito veramente.
Che c'è chi va, chi arriva e chi ritorna, e tutti hanno un posto.

All'amicizia finita vorrei dire grazie per i nostri quasi otto anni insieme.
Sarai sempre importante per me, nonostante tutto.
So che da qualche parte, in qualche anfratto nascosto d'interspazio, ogni tanto ci scambiamo ancora un abbraccio.

Alle persone perse per strada vorrei dire grazie per esserci state.
A Elena, grazie per il liceo, per le nostre risate e per il volersi bene.
A Vale, grazie per essere sempre stata la presenza frizzante nella mia vita, e per aver saputo ascoltare.
A P., grazie per l'affetto che, ne sono certa, hai avuto per me, e per il nostro capirci, per quella mano sulla spalla quando non te l'aspetti.
A C., grazie per la tua grazia e la tenerezza, per il nostro bene speciale e per il nostro legame. Ci ritroveremo, lo so, e sono certa che lo sai anche tu.
All'amore che fu, grazie per avermi insegnato che cosa significa innamorarsi.

Una parte di vita si è chiusa, ma la vita non è finita, anche se non lo credevo possibile.

A chi è rimasto, grazie.

A Ciak, perché la nostra è più di un'amicizia, è più di una sorellanza, è più di tutto e più di ogni. Grazie per avermi fatto capire che un rapporto così può esistere anche nella vita vera e non solo nei desideri di vita, e soprattutto che può durare per la vita.
A Guà, perché nessuno riesce a farmi ridere come te, per le cose che mi vengono in mente e aspetto di poterti raccontare, per gli anni di ricordi e perché non abbiamo mai smesso di ridere.
A Ljù, per il bene che mi vuoi e che mi dimostri sempre, per le nostre risate matte e certe battute che puoi capire solo tu, per la fiducia che riponi in me e che sono orgogliosa di aver conquistato. 
A Marti, grazie per l'ascolto in ogni momento della giornata, per il tuo essere eccezionale anche se forse non te ne rendi conto e quello che fai per gli altri ti pare normale anche quando non lo è.
Ad Anna, per l'ironia splendida e perché mi manchi in un modo sottile e vero, ma per fortuna tra poco veniamo a trovarti e a febbraio ritorni.
A Sergio, grazie per lo svegliarsi insieme, il coprirti i piedi di notte perché sei troppo alto e il materasso che ti ho dato è troppo corto. Per i tuoi mugugni e per il mio fidarmi di te.
A Monica, grazie perché sei bella e lo sei davvero, ma ancora di più quando non lo pensi. Perché ci vogliamo bene come solo io e te sappiamo, perché mi capisci in maniera profonda e io con te mi sento sempre a casa e al sicuro.
A Dani per la nostra infanzia insieme, i ricordi, le risate e l'affetto, e per Erica.
A Bep, che è lontano ma ci sarà sempre.
A Giocagiò, perché crede in me e io credo in lei, per il nostro stare bene insieme, semplicemente.
Ad Alice, per essersi fatta sgridare per una buona causa, e per il rito del Bicerin.
A Marta, che mi pensa.
A Claudio, per "Ikea grande festa", perché rimane il lupo che preferisco, e ha ricci che adoro, ed è di una bontà disarmante.
A Chiara, per avermi fatto scoprire Crialese, per il sostegno, per quel giorno al Caffè Lumière che poi era chiuso.
A Elena, per tutto e per le chiacchiere in mezzo al tutto.
A Maria Luisa, per l'idea di Teatro che c'è in me.
A Luke, per l'estate in Grecia nel 1999. Per essere l'amico inglese. Perché non abbiamo mai smesso di sentirci. Per la telefonata annuale per i nostri compleanni, che cadono ad un giorno di distanza l'uno dall'altro.

A chi ha fatto il tifo, più o meno silenziosamente, e a chi condivide i miei sogni.
A Priscilla, per quel gelato preso in via Cola di Rienzo con il vento che lo faceva gocciolare sulle mie mani.
A Nicoletta, per la pazienza.
A Lisa, per il sostegno.
A Vittoria, per l'entusiasmo.
A Nicola, per i consigli.
A Marco Ponti, per i preziosissimi, meravigliosi consigli.
A Giovanni, perché ha creduto in me.
A Francesco, perché credo in lui, e lui mi ha offerto un punto di vista.
A Fabrizio, per l'affetto.
A Lorenzo, trasferitosi a Pantelleria per amore, che è stato ad ascoltare in più notti romane, offrendo in cambio Trastevere.
A Giancarlo Giannini, perché ho guardato negli occhi un sogno.

Grazie alle persone nuove, entrate nella mia vita da poco.
Alle persone che mi hanno donato la bolla di sapone, in un'estate lavorativa che è poi diventata molto di più.
A Emi per il suo essere ruvido e orso, ma anche adorabile. Grazie per i discorsi, le risate, la fiducia, il rapporto che c'è tra noi. La cuffia che mi fa tenerezza, la merenda estiva, i sorrisetti un po' inteneriti, la vena polemica. Perché è bello pensarci e capire di volerti proprio un po' bene.
Alle Nane per il senso di familiarità che sento quando siamo insieme, per l'allegria e il conoscermi bene.
A Ile per la maturità, e per l'essere speciale, calma e saggia. Per le risate silenziose e per il bene che c'è. Perché adoro essere chiamata Tesoro, e anche tu lo sei per me.
A Chià per le mille parole, le confidenze, le risate, la fiducia che provo verso di te.
A Dan per l'ingenuità, il sorriso, i Pink Floyd, le gitarelle.
A Big perché nessuno è buono come te, e nessuno riesce a farmi ridere come te.
A Fra per il prendersi cura degli altri e per la malinconia che c'è nei tuoi occhi, ma anche per certe risate argentine.
Ad Andrea, perché l'immaginazione non è mai abbastanza, quando si scopre che al mondo esiste qualcuno come te, Principe.
A Maura, per l'arte e la cena e il sorriso che mi hai fatto quando ci siamo conosciute.
A E.B.B., perché ti ho adorata subito, a pelle.
A Eli, per aver sentito il monologo di Lella Costa a Porta Neraissa e per certe chiacchierate.
A Baldi, per la poesia del 10 agosto.
Alla mia Fortezza.

A Erica, benvenuta nella mia vita e grazie a Daniele per avertici portata.
A chiunque mi abbia ascoltata.

Alla mia famiglia.
A mia mamma, perché sei insopportabile, ma in fondo senza di te come potrei stare. Perché metti becco su tutto, ma io senza avere il tuo parere su una faccenda non riesco mai a passare oltre. Per le ottocento telefonate. E le coccole, anche se non ho più due anni. Per quando prendi quella mia foto in cui ho pochi mesi e, facendo finta di parlarle, le chiedi di tornare perché la me che c'è ora è antipatica.
A mio papà, perché è vero che non ascolti e non ti ricordi mai niente, ma sei anche l'unico a capire che io in macchina voglio solo stare in silenzio e ascoltare la musica. Per la Coca-Cola di mezzanotte e per il pezzetto di cioccolato che mi portavi e non mi aspettavo mai, mentre facevo i compiti guardando Licia Colò. Grazie per Genova. Per l'albero di Natale che fai per me, nella tua casa alla About a Boy di Nick Hornby. Perché ti dimentichi sempre di mettere le lenzuola nel mio letto e allora mi tocca dormire con te e darti calci tutta la notte per farmi un po' di spazio, e poi tieni il piumone pure ad agosto, santo cielo. Per quando alle due di notte eravamo ancora svegli a ridere, e io ti chiedevo "Ti piacciono gli Abba?", e alle tre dovevamo partire per Malpensa. Per tutte le volte in cui, a notte fonda, siamo partiti per qualche aeroporto. Per le figure di merda in Scozia. Per Luke in Grecia che mi diceva continuamente "Your dad is cool". Per la volta in cui, fermandoti per far attraversare un vecchietto che leggeva "Libero", hai fatto rombare l'acceleratore e mi hai chiesto "Che faccio, lo metto sotto questo fascio di merda?". Perché ho la tua faccia, i tuoi piedi, le tue mani e il tuo modo di camminare.
Ai miei nonni, perché sono belli e perché mi vogliono bene e pensano che dovrei entrare in politica perché ho un caratterino. Per mio nonno che presenta mia nonna a Chiamparino dicendo "Questa è la mia ragazza. Da cinquant'anni".
Ai miei quattro zii. A Roby, perché da piccola tremavo ogni volta che tornavi dal mare, talmente ero contenta. A Lello perché senza di te che mondo sarebbe. E ai due di Genova. Silvio perché sei sempre stato il mio preferito. Per quanto abbiamo giocato, per la scoperta di Phil Collins, di Virzì e di Giobbe Covatta, per le partite a Crash Bandicoot mangiando pinoli. A Elisa per l'amore per la cultura e un certo riserbo nei sentimenti.
A Gabriele, perché anche se ormai hai undici anni, per me rimani sempre un cucciolo. Quel tipetto che aveva un paio di mesi quando gli soffiavo in faccia e rideva. Perché ho ancora molto bisogno del tuo "un po' di coccole" e dei tuoi "abbracci tanto bene". Perché sono orgogliosa nel vedere quanto sei sveglio e simpatico. Perché sei sempre il bimbo più bello che c'è.
Alla mia sorellina Chiara, per la nostra vita insieme, e perché c'è.
Ai Subsonica, perché oggi esce il loro nuovo disco e perché sono sempre stati con me. Prima, dopo e durante la pioggia.

Chiedo scusa per quest'interminabile spreco di spazio.
Ma io sono davvero senza parole.
Il mondo e la vita ti sorprendono sempre, e in fretta, anche quando credi che non sia più possibile.