Degli accadimenti di questi ultimi giorni non so che dire, se non che è stato tutto molto bello.
La mia amica Ciaki compiva 23 anni mentre i Subsonica festeggiavano il decennale dall'uscita del primo omonimo album, molto emozionati, in una Piazza Vittorio gremita e piovosa.
E, in quella stessa piazza, dopo una cena dall'altra parte del fiume e un salto nella vineria piena di lucine che sta in un'altra piazza più piccola sotto la casa dei miei sogni, ho incontrato e abbracciato Daniele, mio amico fraterno e parte della mia famiglia marittima, ed Erica, la sua straordinaria fidanzata, per festeggiare i loro cinque anni insieme.
Cinque anni fa, nei corridoi del Politecnico, il compagno Lopez presentava Erica e Daniele.
Come spesso accade, fu lei a scegliere lui, da lontano, senza esser vista.
Ma quando il Fato, mosso dal sopracitato compagno Lopez, li fece incontrare nell'intervallo tra l'ora di fisica e l'ora di una qualche altra materia spaccameningi, dei due fu Daniele a non capire più nulla. Se gli avessero chiesto, nel weekend successivo a quel giorno, che faccia avesse Erica, lui non avrebbe saputo rispondere. Troppo timido per alzare lo sguardo, si ricordava solo il suo profumo, e questo bastò: narra la leggenda che in quei giorni, prima di rivederla a lezione, lo sentisse dovunque. Per strada, a casa, al campo di calcio, in tram, la domanda che il suo fedele amico F. Romano si sentiva rivolegere era sempre la stessa:
"Ma lo senti anche tu questo profumo?"
E l'altro: "Ma che cacchio dici".
Così per giorni. Finché si rividero, e lui la guardò in viso, e allora davvero non capì più nulla, ma finalmente per una buona ragione.
Seguirono un primo appuntamento alla Fiera del Libro, giorni passati a saltare le lezioni e fuggire al parco del Valentino, e attese alla stazione Dora, luogo di misteri e pericoli.
Al Valentino una dichiarazione in piena regola, perché Daniele è un uomo d'altri tempi e d'alto rango morale. Alla stazione Dora un bacio dato in fretta, prima che il treno fuggisse verso la valle di Ognissanti, perché Erica è una principessa guerriera, modi spicci, bellezza fiera e cervello fino.
Al compagno Lopez, che non conosco, dico grazie per esser stato il Fato di questa nostra storia piccola e bella. Nostra perché se non ci fossero loro, loro in coppia, anch'io sarei diversa. Non avrei davanti agli occhi un esempio perfetto di amore riuscito. Non saprei che si può ridere in quel modo. Non potrei continuare a ripetermi che non esiste coppia migliore, o miglior duo comico. Cane e gatto, ma anche comunella perpetua, e risate soffici, complicità vera, tenerezze non esibite e discrete. Non avrei Erica, diventata in questi anni una delle mie amiche più care.
Grazie compagno Lopez.
Grazie Principessa guerriera, modi spicci, bellezza fiera e cervello fino: grazie per essere arrivata nelle nostre vite. La famiglia marittima ti aspettava da tanto tempo, e conoscerti è stato molto meglio che immaginarti semplicemente.
Anni prima, nel settembre del 1999, conoscevo Ciaki, che in verità si chiama AnnaSara, anche se io per qualche giorno avrei erroneamente memorizzato un MariaSara. Chiarito l'equivoco diventammo amiche, tra Smemorande, intervalli, versioni di greco e assemblee d'istituto.
Quando compì 18 anni le regalammo una chitarra.
Due anni dopo sarebbe iniziata l'università, e la nostra vita insieme, la nostra piccola famiglia: Meri, Ciaki, Ljuba e Francesca.
Quell'AnnaSara, chiamata Ciaia fin da piccola, e poi trasformata dalla sottoscritta (che adora storpiare i nomi altrui) in Ciaki, Ciakilandia, Ciakilopoulos, Ciapalausen, Ciambala, eccetera eccetera, sarebbe diventata molto più di un'amica, per me.
Dico grazie alla donna che sa corrugare un sopracciglio e arricciare il naso con aria interrogativa, ma anche muovere entrambe le sopracciglia a tempo di musica. Grazie alla zia di sette nipotini più un altro in arrivo. Grazie alla signorina bon ton che sogna un abito da sposa color glicine e un uomo che le porti le viole del pensiero. Grazie all'agguerrita tifosa che sbraita in Curva Maratona e dice "Cuore Toro, Juve Merda" e sogna che l'uomo delle viole sia disposto a immolarsi per il Toro, a tifare urlando e perdendo la voce ogni weekend, a seguire la squadra in trasferta con la scusa di una minifuga romantica. Grazie all'unica persona che io conosca che sa il nome scientifico del mughetto. Grazie a te, e al rito delle marmellatine mattutine, grazie per le vacanze di chiacchiere senza fine e riposo senza tempo. Grazie per le nostre liste di cose da fare, per gli esperimenti culinari, le trofie al pesto e i tortini al cioccolato.
Grazie per i tuoi sogni e per la musica. Ce la farai. Tieni duro. Rompi le palle a chi ti può aiutare. Non mollare.
Sono stati giorni belli.
La coda sotto la pioggia, in macchina, con Martina. Non una comune coda in corso Massimo D'Azeglio, ma un'ulteriore scusa per parlare un altro po', per confidarmi ancora e come sempre sentirmi capita. Sul Monte dei Cappuccini alle due di notte, e prima nella vineria magica sotto la casetta illuminata che un giorno sarà mia. La stessa casetta che VeraMatta sbircia con occhi vispi, mentre dico "Ecco vedi, sarebbero quelle due finestre lassù, con i gerani e le persiane azzurre", per poi rispondere "Guarda, hai lasciato le luci accese". Grazie per quelle luci accese, e per i nostri sottintesi.
Grazie a mio nonno, che non sta molto bene ma continua a chiamare mia nonna Brigitte Bardot.
Tu lo sai, nonno, che adesso non è proprio il momento, vero? Noi non saremo mai pronti, ma adesso sarebbe veramente troppo presto. Io non ci voglio nemmeno pensare, non fare scherzi.
E poi, ieri sera, lo spettacolo teatrale del liceo, del mio vecchio liceo. Rivedere il professore di greco del ginnasio, il nostro mito allora e il nostro mito oggi, e poterlo salutare con un abbraccio e la fierezza di qualche anno in più, continuando a chiamarlo Prof.
E' qui che tutto ha avuto inizio.
Non smetterai mai di mancarmi, Liceo. E se in questo presente capita che a volte io non mi trovi più, e mi senta un po' persa, e mi chiami senza avere una risposta, forse è perché c'è un pezzetto di me che ancora cammina per quei corridoi, e non ha alcuna intenzione di farsi trovare.
E oggi Ljuba e la sua allegria, e lo studio del russo che procede e quest'estate la porterà a Mosca, lontana da noi, da Piazza Vittorio, dalla Capitale del Marchesato e da tutti i nostri posti. Ma, per fortuna, solo per un po'. E Ciaki, e i tuoi regali verdi, che sanno proprio di te.
Torino oggi hai piovuto un altro po', ma io ho smesso di piovere.
Torino, sei così bella, in ogni momento.
Torino, ad ogni angolo una sorpresa.
E' stato bello incontrarti per caso, Osservatore Silenzioso.
Tu dall'alto di un autobus, io in un viale alberato sospeso tra la pioggia appena passata e il sole spuntato da chissà dove.
E' sempre bello incontrarti, ma oggi di più.
E farti ciao con la mano, e provare a parlarsi da un capo all'altro del finestrino.
L'inaspettato è gioia.

Ebbene è successo di nuovo: ho ricevuto un Meme (dicesi meme una catena tra blogger).
Essendo quest'ultimo leggermente diverso dal precedente (elencare 6 abitudini o particolarità), ho deciso di accettare la sfida della cara Gaijina, e di scrivere 6 COSE CHE AMO.
Le cose che amo sono ovviamente più di 6, ma, pensandoci un po', credo di poter arrivare a compilare un elenco ragionato.
Ricordo che al liceo avevo inventato una cosa simile con D, mio grande amico della classe accanto, jazzista risoluto e calciatore di pallide speranze. Il gioco consisteva nello scrivere tutte le cose che ci rendevano felici, dal giro in bicicletta in una sera d'estate, alla torta al cioccolato.
L'avevamo chiamato Elenco della felicità.
Anche se questo si chiama Meme, anche se l'amico D ha ormai mollato il calcio, il jazz, e non ho più sue notizie se non assai di rado, sono pronta a rispolverare le antiche velleità e a rimettermi in pista.
Sei cose che amo:
1) Amo l'origano.
Lo metto su tutto (con alcune eccezioni, ovviamente). Mi piace l'odore, mi fa allegria, mi pare tutto più buono.
2) Amo lo scompiglio che portano certe belle notizie, certi accadimenti. Amo quei giorni in cui il tempo passa rotolando: non so spiegare come se non dicendo che tutto il mondo è paese, e di solito c'è il sole, e un'atmosfera di attesa e di felicità nell'aria. Amo questo sentire collettivo che si manifesta quando un'amica ha un appuntamento importante e si è tutte lì, insieme, ad imbellettarla e a farle coraggio, oppure quando si aspettano i risultati delle elezioni (salvo poi morire di crepacuore durante la diretta di Matrix, sentendo che un cert'uomo è in testa e sta per vincere), o una partita dei mondiali. Ci si dimentica di mangiare, si saltabecca da una stanza all'altra in preda all'adrenalina e via così.
3) Amo le grandinate estive, l'odore che portano con sè, quel sentirsi piccoli di fronte alla natura.
Lo so, è una banalità.
4) Amo camminare prendendo sottobraccio la persona che ho accanto. Adoro stare a braccetto con le mie amiche, con i miei genitori, con i miei nonni, e financo con gli amici maschi, anche se di solito si sentono "dei poveri vecchi" (parole del mio amico Sergio). Io e l'amico D, buon'anima, avevamo il momento del braccetto: mi accompagnava a casa dopo un pomeriggio passato a bere tè nella sua cucina e, con la luce del tramonto e delle sei di sera che esplodeva dietro di noi e rincorreva i palazzi del centro storico, mi porgeva il braccio, con mia grande soddisfazione.
Con le mie amiche si fanno, stando così, grandi chiacchierate, sempre sottobraccio, per interi tragitti.
Ti voglio raccontare una cosa sottovoce? Ti prendo sottobraccio.
E' un gesto intimo, bello, molto semplice, che riesce a far sentire due persone vicine. E' più discreto di un abbraccio, ma forse comporta più confidenza, ed è questo il bello.
5) Amo esser talmente presa da un libro da non smettere di leggerlo nemmeno durante il pranzo, e non vedere più la televisione o fare altro che non sia leggere. Amo quando non posso leggere per cause di forza maggiore, e il libro mi manca, e mi mancano i personaggi, e non vedo l'ora di tornare da loro e di continuare a spiare quel mondo nascosta dietro un cespuglio fatto d'inchiostro e carta profumata.
Il punto 6 è doppio, perché non mi è stato possibile eliminare uno dei due punti.
6) Amo le parole in disuso, e amo riportarle in auge. Vedo la lingua italiana come un bene prezioso, da proteggere, da trattare con cura. Amo rispolverare e utilizzare parole vecchie, curiose, un po' demodè.
Le parole cadute in disgrazia mi fanno molta tenerezza.
6 BIS) Amo certe fotografie scattate di getto, naturali, inaspettate. Amo le espressioni rubate e i momenti ricordati così, senza una posa.
Quella sì è verità e bellezza.
Ecco, ora che il meme è finito, dovrei lanciare la palla ad altri 6 blogger, perché la regola vuole così.
Ma, come giustamente diceva quel mito di Fiona Shaw a Tom Selleck, in quel delizioso film che è "Three men and a Little Lady" (commedia cult della mia infanzia):
Le regole sono fatte per essere infrante.
Non lancerò la palla a nessuno, perché c'è sempre chi non ha tempo, chi non ha voglia, chi si tira indietro.
Pertanto, cari i miei avventori, ecco come faremo: chiunque passi di qui, ed abbia voglia di farlo, lasci nei commenti il suo elenco della felicità, il suo meme, le sei cose che ama. Gradirò molto.
Lo chiedo a voi blogger.
Lo chiedo a Daiquirius.
Lo chiedo a VeraMatta, amica blogger ma soprattutto amica nella vita.
E poi lo chiedo alle mie amiche senza un blog, che però sono tra gli argomenti principali del mio per il bene che voglio loro.
Lo chiedo agli avventori casuali.
E poi a te, amico Sergio, se ti ricordi di passare.
Lo dimando a te, Osservatore Silenzioso: mi faresti piacere.
E lo chiedo a mia sorella Chiara.
Chiunque vorrà condividere con questa pagina fuxia e con la Regina lassù le sei cose che ama, farà molto piacere alla scribacchina di corte.
Il discorso fatto con Marco, il ragazzino a cui dò ripetizioni di greco, mi ha fatto tornare in mente molte cose dei miei 15 anni.
Innanzitutto io, a differenza di lui, ero ancora nel mondo delle fate. E poi sognavo moltissimo, facevo dei gran voli pindarici un po' su tutto.
Ero legatissima ad un gruppetto di mie compagne di classe, alcune delle quali sono ancora oggi mie carissime amiche. Scrivevamo tutte e sette su un diario comune -ovvero un plico di quaderni- che avevamo intitolato "Gli anni del liceo".
Sparse un po' per tutta la classe, ci passavamo il diario sottobanco durante le ore di lezione, con la complicità di qualche compagno che, all'occorrenza, faceva da postino. Il più gettonato era Alessandro -mio storico vicino di banco, di cui ho già parlato- che aveva una serie di frasi cult, tra cui spiccava il rantolo canzonatorio che riservava al passaggio del nostro diario: "GLIAAANNI!". Così, semplicemente "Gli anni", tutto attaccato, un po' da fan di Vasco Rossi, un po' da enfisema polmonare in corso.
Ed è proprio quel plico di quaderni che sono andata a cercare: se ne stava nascosto in un armadio vicino al mio letto, in un piccolo baule. C'erano i quaderni di quarta e quinta ginnasio, e poi di prima e seconda liceo.
E lì, tra le pagine vecchie di anni del quaderno di quinta ginnasio (anno scolastico 2000/2001) ho trovato sette fogli volanti, ognuno dei quali iniziava così: "DESCRIZIONE DEL MIO RAGAZZO IDEALE".
Ebbene sì, non so per quale motivo, ma, nel maggio di quel 2001, avevamo questo pallino delle descrizioni del ragazzo ideale. Sette amiche e sette fogli.
Ho riletto tutto, ridendo in alcuni casi fino alle lacrime. Molta tenerezza e un po' di sgomento, nel ritrovare le parole scritte da quella me di sette anni fa, piccola, un po' sciocca, ma con le idee chiare.
Riporto qui sotto tre descrizioni: la mia e quelle di Ciaki e Meri, ancora oggi mie grandissime amiche.
Prometto solennemente di non omettere nulla, e di copiare in toto quel che c'è scritto sui fogli in questione, particolari imbarazzanti inclusi.
In viola ciò che fu scritto in quel 2001. In nero i miei commenti, scritti oggi, sette anni dopo.
FRANCI (sono io)
NOME: Elia / Marco (faccio notare che Elia è il nome del mio grande amore del ginnasio, del tutto unilaterale. La risposta non è pertanto da considerarsi valida, in quanto chiaramente influenzata dalle contingenze. Quanto al nome Marco, ho cambiato idea).
VISO: lineamenti fini, ma virili. NO couperose. Bel sorriso, bel naso, occhi scuri. Qualche neo carino (Bah).
CAPELLI: castano chiaro, ma anche rossi mi attirano (ora un po' meno).
COLLO: ben delineato. Assolutamente NON taurino.
FISICO: spalle possenti. Fisico assolutamente NON palestrato, ma tonico e non secco. Belle gambe. Bella cosciata (Oddio, che vergogna!).
MANI: grandi, belle, unghie a pianta larga pulite e corte.
PIEDI: puliti. NO al calzino bianco (questo tassativamente). Scarpe da skateboarder (Oddio, percarità, ora non più!).
ABBIGLIAMENTO: a me piace lo stile rapper (basta!!!), ma anche quello casual perbene. Nè alternativo nè, soprattutto, tamarro.
STILE: preferibilmente personale, soprattutto con passioni particolari, che lo caratterizzino. Deve saper suonare almeno uno strumento (anche oggi sottoscrivo. Così io -dei due- sarei la scimmia musicalmente ignorante, sob sigh).
CARATTERE: educato. Gentile. Un po' introverso. Da scoprire. Affidabile. Simpatico (ma senza esagerare, ché di giullare ne basta uno, e quello sono io), intelligente. Mi piacciono quelli un po' saputelli.
VOCE: sensuale e profonda (Santa Madre Terra!)
SPORT PRATICATI: snowboard (bah), football americano (ma perché?!?), windsurf (?).
MUSICA ASCOLTATA: NON la dance. Va bene il rock, e se gli piace anche la classica, meglio. Anche gruppi sconosciuti. Poi Linkin' Park (avevo 15 anni), Blink 182 (ripeto: avevo 15 anni. E comunque ora i Blink 182 si sono sciolti), Meganoidi. Deve conoscere "la mia" canzone degli Ska-P.
VARIE: non deve portare gli occhiali da sole quando fa brutto. Deve amare il buon cibo, le cose belle, la famiglia, i libri, il cinema, il Natale. Deve fare o il classico o lo scientifico e deve andare bene a scuola. Che ami stare in mia compagnia, ma che non sia appiccicoso o invadente. NON deve criticare le mie amiche. Deve scrivermi poesie o dedicarmi canzoni se suona (ripetere stile mantra "Aveva 15 anni"). Deve stupirmi, in bene. Deve amarmi, sempre e comunque.
CIAKI
CAPELLI: preferibilmente scuri, assolutamente non lunghi, puliti, poco gel, niente rasta e niente punte bionde. Non calvo (faccio notare che ora, invece, la condicio sine qua non perché qualcuno le piaccia è proprio la calvizie, o comunque il capello rasato a zero).
VISO: non paffuto, ma neanche troppo magro. Orecchie non a sventola, niente orecchini, pulite. Sopracciglia non troppo folte. Occhi: colore qualsiasi. Sguardo profondo e toccante. Naso: proporzionato. No caccole. Occhiali: se ha gli occhiali pazienza, basta che non sia strabico, e la montatura dev'essere un po' moderna. Ciglia normali. Labbra normali. Denti non gialli e non storti. Mento non sporgente. Niente fossetta. Barba ok, purché curata. No baffetti, che schifo. Carnagione: abbastanza scura. Qualche neo, soprattutto sulla schiena. Collo: normale, NON taurino. Una collanina ok, ma solo quando è abbronzato.
TORACE: non troppo peloso. Non deve farsi la ceretta, però.
PANCIA: come quella del rappresentante d'istituto (ogni riferimento a persone o cose è puramente casuale). E' d'obbligo un neo vicino all'ombelico.
GAMBE: normali, dritte, non a stambecco.
MANI: unghie pulite, niente anelli al pollice, all'indice e al mignolo.
ALTRO: niente piercing e niente tatuaggi. Voce calda e appassionata. Deve avere un fratello simpatico. Deve essere sexy. Non deve mai puzzare. Non deve essere stonato. Non deve pizzicare la R o balbettare.
CARATTERE: buono, dolce e comprensivo. Deve sapermi consolare, deve farmi ridere.
MODO DI VESTIRE: normale, anche funzionale all'occasione, no tamarro, no alternativo.
REQUISITI FONDAMENTALI: deve sorridere volentieri. Non deve sporcarsi quando mangia il gelato. Non deve fumare. Non dev'essere un cellularomane. DEVE ODIARE Gigi D'Agostino, Berlusconi (già, era il 2001, secondo governo Berlusconi appena iniziato...), Paolo Limiti, il Preside, Amadeus, l'insalata di mare. DEVE AMARE Parigi, Harry Potter, il Natale, il Gladiatore, Ronan Keating, la torta alle nocciole. Deve saper suonare la chitarra. Deve tifare Toro e andare sempre in Curva Maratona. Deve andare bene a scuola. Non deve tenere calendari porno in camera.
MERI
NOME: qualsiasi ma normale.
VISO: occhi possibilmente verdi. Capelli corti, assolutamente NON a funghetto, NON a caschetto tipo bambino delle elementari, tantomeno stile paggio medievale (praticamente un caschetto un po' più lungo). No rasta. Naso dritto. Bel sorriso, deve sorridere volentieri. Labbra sottili (ma visibili comunque). Collo ovviamente NON taurino.
FISICO: bello, cioè spalle abbastanza possenti. Tonico, non obeso.
MANI: affusolate, unghie corte.
ABBIGLIAMENTO: sportivo, casual, tendente al fighetto.
CARATTERE: educato, non volgare, simpatico (deve farmi ridere ma non essere stupido), ironico.
VOCE: calda ma non cavernosa.
MUSICA: NON tamarra. Non canzoni con testi idioti. Se apprezza la musica classica un punto in più.
IN GENERALE: non deve essere Berlusconiano. Non deve sbavare esageratamente quando vede una ragazza carina. Non deve essere snob, non deve essere esaltato. Deve essere intelligente. Non deve parlare sempre delle stesse cose, tipo il calcio. Non deve essere uno sputa-sentenze. Deve amare la lettura. Dovrebbe, possibilmente, odiare Renato Zero, Luca Giurato, Paolo Limiti e Michele Zarrillo. Deve essere juventino, o almeno non milanista. Non deve essere un tappo. Non deve avere barba, baffi o pizzetto (a meno che non sia un cesso come il mio professore di solfeggio, che senza barba farebbe pietà). Non deve tingersi i capelli. No gel. Non calvo. Se lo sta diventando non si faccia frangette idiote (tipo il mio prof di piano che è orripilante!).
Nel rileggere le tre descrizioni, quel che salta agli occhi è (a parte il folle e diffusissimo timore che il nostro lui avesse il collo taurino) l'ingenuità spensierata di quegli anni, quando era facile credere che si potesse prenotare un amore su misura.
Quel che ho imparato nei sette anni che sono seguiti, è che l'amore accade, semplicemente.
E non importa come, cosa, quando. Quel che importa è riconoscersi l'un l'altro.
E poi, certo, che lui non abbia il collo taurino.
"Amiche di salvataggio" è un libro di Alessandra Appiano, che non ho ancora letto, anche se mi riprometto sempre di farlo. Il titolo, però, mi sembra bellissimo. Forse perché ho amiche vere e preziose, e anche loro, come quelle del libro, mi "salvano" molto spesso.
Si dice che un'amica vera si veda nel momento del bisogno, ma io dissento: un'amica vera si vede sempre, perché sa confortarci, ma anche ridere insieme a noi. Un'amica è una finestra spalancata, e non uno specchio della nostra noia.
Nei miei ventidue anni di vita ho incontrato donne fenomenali, degne di stima, rispetto, fiducia e simpatia. Ho amiche vere a cui non posso rinunciare. Ho avuto grandi amiche che hanno fatto con me solo un pezzo di strada, ma mi rimangono ancora dentro. Alle amiche passate, presenti e future, ma soprattutto alle amiche che mi sono sempre accanto, che non sono una questione di tempo, ma una questione di vita, e che, per la vita, porterò sempre con me, io dico grazie.
C'è Meri che, quatta quatta, sa essere provvidenziale, come la manna dal cielo. Insieme a me dal ginnasio, conserva ancora quell'ironia splendida che mi ha conquistata. La stessa ironia che ha trovato nel suo ometto ideale: mai furono viste al mondo due persone con lo stesso, spettacolare senso dell'umorismo.
C'è Ljuba, con cui so di poter dare sfogo all'umorismo più noir e malefico, perché lo capisce, e mi capisce, profondamente. E' un'amica che sa essere sempre presente, ed è una persona che stimo davvero. La nostra Ljuba, con cui ci si fanno gli addominali scolpiti a forza di ridere. E la nostra Ljuba che un giorno fuggirà a vedere il deserto insieme all'uomo dagli occhi di velluto, e sarà felice come merita.
C'è Monica, che riesce a farmi sentire al sicuro come nessun altro al mondo. Monica che si commuove e che sa ridere davvero. Monica che, anche da lontano, e anche con un semplice sms, sa capire sempre tutto, e aggiustare ogni piccola ferita. La ricordo a quattro anni, mentre mangiava ciliegie ed era già bellissima. Poi è cresciuta ed è diventata eccezionale.
C'è Sürela, che per me è appunto come una sorella. Figlia della migliore amica di mia mamma, cresciuta insieme a me in anni di vacanze al mare, cene a base di pizza e videocassette di Mary Poppins. Compare di malefatte, di battibecchi e di risate matte. Non dimenticherò mai quel "Non farmi ridere Franci, che mi scappa la pipì". Aveva otto anni, io nove. E naturalmente è finita con una pipì addosso nel bel mezzo del reparto giocattoli di Miroglio. Sürela perché da piccole amavamo aggirarci per Alassio mangiando gelato e fingendo di essere sorelle. Due sorelle norvegesi che si chiamavano l'un l'altra, appunto, "sürela". In norvegese, naturalmente.
Eccole qui, le mie amiche. Le mie amiche più care. Capitolo a parte meriterebbero le mie compagne di liceo, le compagne d'università, le colleghe di lavoro. Perché sono stata fortunata, in questa mia vita. E, sempre e comunque, continuerò a ripetermi, e a ripetere, che le donne possono essere una forza. Perché sanno amare, e ridere, e vivere intensamente, e sono acute e intelligenti.
Mi auguro anche di vederle realizzate in ogni campo. E che abbiano, un giorno, bambini che somiglino loro almeno un po', che abbiano il loro sorriso, o i loro occhi, o una sfumatura del loro carattere.
Possano incontrare non solo principi azzurri, ma principi scintillanti in technicolor, pronti a capire di aver trovato quel tesoro leggendario che, come raccontano gli antichi, sta ai piedi dell'arcobaleno.