Mago Merlino consiglia:
Leggi Massimo Carlotto.
Ascolta i Cure e gli Stones
Tira coriandoli.
Bevi caffè.

giovedì, 08 maggio 2008

Ed è ancora Meme

Ebbene è successo di nuovo: ho ricevuto un Meme (dicesi meme una catena tra blogger).
Essendo quest'ultimo leggermente diverso dal precedente (elencare 6 abitudini o particolarità), ho deciso di accettare la sfida della cara Gaijina, e di scrivere 6 COSE CHE AMO.
Le cose che amo sono ovviamente più di 6, ma, pensandoci un po', credo di poter arrivare a compilare un elenco ragionato.
Ricordo che al liceo avevo inventato una cosa simile con D, mio grande amico della classe accanto, jazzista risoluto e calciatore di pallide speranze. Il gioco consisteva nello scrivere tutte le cose che ci rendevano felici, dal giro in bicicletta in una sera d'estate, alla torta al cioccolato.
L'avevamo chiamato Elenco della felicità.
Anche se questo si chiama Meme, anche se l'amico D ha ormai mollato il calcio, il jazz, e non ho più  sue notizie se non assai di rado, sono pronta a rispolverare le antiche velleità e a rimettermi in pista.

Sei cose che amo:

1) Amo l'origano.
Lo metto su tutto (con alcune eccezioni, ovviamente). Mi piace l'odore, mi fa allegria, mi pare tutto più buono.

2) Amo lo scompiglio che portano certe belle notizie, certi accadimenti. Amo quei giorni in cui il tempo passa rotolando: non so spiegare come se non dicendo che tutto il mondo è paese, e di solito c'è il sole, e un'atmosfera di attesa e di felicità nell'aria. Amo questo sentire collettivo che si manifesta quando un'amica ha un appuntamento importante e si è tutte lì, insieme, ad imbellettarla e a farle coraggio, oppure quando si aspettano i risultati delle elezioni (salvo poi morire di crepacuore durante la diretta di Matrix, sentendo che un cert'uomo è in testa e sta per vincere), o una partita dei mondiali. Ci si dimentica di mangiare, si saltabecca da una stanza all'altra in preda all'adrenalina e via così.

3) Amo le grandinate estive, l'odore che portano con sè, quel sentirsi piccoli di fronte alla natura.
Lo so, è una banalità.

4) Amo camminare prendendo sottobraccio la persona che ho accanto.  Adoro stare a braccetto con le mie amiche, con i miei genitori, con i miei nonni, e financo con gli amici maschi, anche se di solito si sentono "dei poveri vecchi" (parole del mio amico Sergio). Io e l'amico D, buon'anima, avevamo il momento del braccetto: mi accompagnava a casa dopo un pomeriggio passato a bere tè nella sua cucina e,  con la luce del tramonto e delle sei di sera che esplodeva dietro di noi e rincorreva i palazzi del centro storico, mi porgeva il braccio, con mia  grande soddisfazione.
Con le mie amiche si fanno, stando così, grandi chiacchierate, sempre sottobraccio, per interi tragitti.
Ti voglio raccontare una cosa sottovoce? Ti prendo sottobraccio.
E' un gesto intimo, bello, molto semplice, che riesce a far sentire due persone vicine. E' più discreto di un abbraccio, ma forse comporta più confidenza, ed è questo il bello.

5) Amo esser talmente presa da un libro da non smettere di leggerlo nemmeno durante il pranzo, e non vedere più la televisione o fare altro che non sia leggere. Amo quando non posso leggere per cause di forza maggiore, e il libro mi manca, e mi mancano i personaggi, e non vedo l'ora di tornare da loro e di continuare a spiare quel mondo nascosta dietro un cespuglio fatto d'inchiostro e carta profumata.

Il punto 6 è doppio, perché non mi è stato possibile eliminare uno dei due punti.

6) Amo le parole in disuso, e amo riportarle in auge. Vedo la lingua italiana come un bene prezioso, da proteggere, da trattare con cura. Amo rispolverare e utilizzare parole vecchie, curiose, un po' demodè.
Le parole cadute in disgrazia mi fanno molta tenerezza.

6 BIS) Amo certe fotografie scattate di getto, naturali, inaspettate. Amo le espressioni rubate e i momenti ricordati così, senza una posa.
Quella sì è verità e bellezza.

Ecco, ora che il meme è finito, dovrei lanciare la palla ad altri 6 blogger, perché la regola vuole così.
Ma, come giustamente diceva quel mito di Fiona Shaw a Tom Selleck, in quel delizioso film che è "Three men and a Little Lady" (commedia cult della mia infanzia):
Le regole sono fatte per essere infrante.

Non lancerò la palla a nessuno, perché c'è sempre chi non ha tempo, chi non ha voglia, chi si tira indietro.
Pertanto, cari i miei avventori, ecco come faremo: chiunque passi di qui, ed abbia voglia di farlo, lasci nei commenti il suo elenco della felicità, il suo meme, le sei cose che ama. Gradirò molto.
Lo chiedo a voi blogger.
Lo chiedo a Daiquirius.
Lo chiedo a VeraMatta, amica blogger ma soprattutto amica nella vita.
E poi lo chiedo alle mie amiche senza un blog, che però sono tra gli argomenti principali del mio per il bene che voglio loro.
Lo chiedo agli avventori casuali.
E poi a te, amico Sergio, se ti ricordi di passare.
Lo dimando a te, Osservatore Silenzioso: mi faresti piacere.
E lo chiedo a mia sorella Chiara.
Chiunque vorrà condividere con questa pagina fuxia e con la Regina lassù le sei cose che ama, farà molto piacere alla scribacchina di  corte.

Editato da: Pellys. And the clock said 17:57 | link | commenti (35)
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venerdì, 21 marzo 2008

L'altra famiglia

Tra poche ore un treno mi porterà al mare.
Mare, per me, vuol dire Alassio, posto di felicità.
 
La mia famiglia ha una casa ad Alassio da più di quarant’anni.
Ci siamo andati in vacanza tutti: mia madre e mia zia fin da piccole, io e mio cugino Sputacchio con i nostri genitori e con gli amici di famiglia, poi io con i miei amici, e un giorno, sicuramente, anche Sputacchio con i suoi.
 
Amo far conoscere questo posto così importante alle persone che mi sono care, ma ad Alassio sto benissimo anche da sola.
Partire da sola, in ogni momento, e sapere che quello è il mio posto, e che potrò curare le mie étranges blessures, o anche solo, semplicemente, staccare la spina dal mondo. So che potrò dimenticare ogni cosa, pensando solo a guardare il mare, che mi appartiene da sempre, anche se le mie radici vere, quelle paterne, stanno un po’ più a levante, sotto la Lanterna.
 
Parto da sola, ma poi, di solito, sola non sono mai, perché laggiù ritrovo la Famigliotta.
La Famigliotta è l’altra famiglia, quella ideale, fatta di infanzia vissuta insieme, di ricordi, e di un’intesa saldissima.
La Famigliotta sono i miei amici del mare, anche se questa classificazione non rende giustizia a quello che sono realmente per me.
 
Ad Alassio, le spiagge, gli stabilimenti balneari, sono frequentati dalle stesse famiglie per generazioni. I nostri nonni, i nostri genitori, e poi noi. Noi che ogni estate, per una vita, ci siamo studiati reciprocamente, facendo castelli di sabbia, simulando annegamenti, sfrecciando in rollerblade sul lungo mare, trovandoci semplicemente nello stesso posto.
Poi siamo cresciuti, abbiamo capito che tra noi c’era un rapporto che andava al di là dei castelli di sabbia, ci siamo riconosciuti e scelti, una volta per tutte.
 
Ora che siamo grandi, ogni scusa è buona per vederci, stare insieme, ritrovarci in quella che è la casa vera della famiglia ideale: Alassio. D’estate, a fine settembre, per il ponte di Ognissanti e per Pasqua: quando non importa, basta esserci, lasciare che alle mail e al telefono si sostituiscano gli abbracci e le facce facciose, i discorsi eterni, ma anche il piacere di stare fianco a fianco in silenzio, godendoci ogni attimo della nostra quotidianità condivisa.
 
Alassio, dove ognuno di noi ha una casa: chi nel budello, come Monica e Bepu, chi appena dietro l’Aurelia, come Daniele e Alessandro, chi tra l’Aurelia e il precollina, come me e Luca, e chi direttamente sotto i piedi della collina, come Sergio.
Alassio che ci accoglie e ci vuole bene, ed è stata testimone, in tutti questi anni, della nostra trasformazione in famiglia.
 
Famiglia per me è un luogo dell’anima, dove sentirsi al sicuro, a casa, sempre.
Io ho la mia famiglia, senza la quale non potrei stare. Ma ho anche questa, che è quella che ho scelto, e che risiede idealmente in quel luogo fondamentale che è Alassio.
 
Abbiamo i nostri riti, i posti, le cose che si devono assolutamente fare, le parole che ritornano, un gergo antico e costruito in anni d’amicizia.
Chi, un giorno, si prenderà la sottoscritta, dovrà sapere che mai, per niente al mondo, mi separerò da questo posto e da queste persone, che per me valgono quanto la mia famiglia, anche se questa è più piccola e passa meno tempo insieme. Ma l’ho scelta io.
 
Ci sono io, c’è la mia famiglia, e c’è anche l’altra famiglia, che chiamo Famigliotta ed è fantastica, sgangherata, senza genitori e senza figli. Qui siamo amici, e fratelli, e a volte genitori, perché per esempio Sergio non sbuccia le mele e allora qualcuno deve farlo anche per lui. Questa famiglia fa le serate etiliche in spiaggia, a notte fonda.
In questa famiglia a volte nessuno fa la spesa (leggi: la sottoscritta) e allora, se si decide di dormire insieme in una casa sola, c’è Sergio che si sveglia la mattina e dice: “Per cortesia passiamo un attimo alla Standa, che almeno mi compro un Kinder Bueno”. Ma poi c’è anche Erica, la straordinaria fidanzata di Daniele, con le sue melanzane alla parmigiana, e Monica che si offre di lavare i piatti, e Bepu che vuol fare a metà di una pizza e sulla sua metà farci mettere il gorgonzola e allora io gli dico: “Ma manco pe’ ‘nu cazz”.
Ci sono le gitarelle a Cervo, le partite a tennis di Sergio, Daniele e Luca, che si svegliano all’alba per andare a giocare al campo inglese su in collina. Ci siamo io e Monica che ci raccontiamo storie di tanti anni fa, di quando lei mangiava ciliegie e io avevo i codini e un secchiello fuxia, e le dicevo: “A me non mi piacciono mica le ciliegie!”, e mia madre: “Non si dice a me mi”.
Ci siamo io, Monica ed Erica che parliamo beate, a spiaggia, per strada, a casa, in cucina, in macchina. E ci sono gli altri che ancora si portano dietro le carte Magic anche se hanno ventiquattro anni suonati. E Sergio che diventa “Sergino”, anche se è alto due metri tondi tondi.
C’è la farinata in quel posto lontano con i tavolacci in legno e un poster di Al Bano. Ci sono le mitiche, annuali serate “Signore degli Anelli”, anche se io ogni tanto dimentico gli occhiali e, quando si vede Gandalf vestito di bianco, chiedo: “Chi è che si sposa?”. C’è la focaccia del Fornetto, quello coi tre gradini, che sta davanti al negozio minuscolo dell’edicolante pazzo, e ci sono le serate al Victorian, e in quell’altro postaccio alla fine di Alassio che fa i super mega frappè.
 
C’è la meraviglia di stare di nuovo insieme, anche se per pochi giorni, e di sapere che quello che siamo non si può riassumere nella parola amicizia, che certo è importante, ma non è quella giusta.
Perché noi siamo una famiglia.
E Alassio è la gioia del ritorno.
 
 
P.S. Buona Pasqua.
 
P.P.S. Ad Alassio c’è una splendida biblioteca vista mare, che offre un essenziale servizio internet.
Vedrò di farci qualche capatina per sapere che combina la Regina quassù, da sola al Castello.
Editato da: Pellys. And the clock said 12:22 | link | commenti (8)
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venerdì, 23 novembre 2007

Ho qualcosa da dire, oggi in particolare

Oggi, 23 novembre, è il mio compleanno.

Io sono spaventata.
Spaventata perché non so che ne sarà della mia vita, tra sogni a cui non so se posso ancora credere, ferite che sono ancora aperte nonostante siano passati mesi, rapporti finiti e altri iniziati.

Citando Cristina Donà, potrei dire di aver attraversato giorni, anzi mesi, da diluvio universale.
La fine di un'amicizia schianta più della fine di un amore, perché puoi aspettarti che un amore finisca, ma un'amicizia è un'altra cosa, senti dire da tutta una vita che un amico è per sempre e finisci per crederci.

Quello che io vorrei dire, è che anche quando dentro di me pioveva, nulla è mai finito veramente.
Che c'è chi va, chi arriva e chi ritorna, e tutti hanno un posto.

All'amicizia finita vorrei dire grazie per i nostri quasi otto anni insieme.
Sarai sempre importante per me, nonostante tutto.
So che da qualche parte, in qualche anfratto nascosto d'interspazio, ogni tanto ci scambiamo ancora un abbraccio.

Alle persone perse per strada vorrei dire grazie per esserci state.
A Elena, grazie per il liceo, per le nostre risate e per il volersi bene.
A Vale, grazie per essere sempre stata la presenza frizzante nella mia vita, e per aver saputo ascoltare.
A P., grazie per l'affetto che, ne sono certa, hai avuto per me, e per il nostro capirci, per quella mano sulla spalla quando non te l'aspetti.
A C., grazie per la tua grazia e la tenerezza, per il nostro bene speciale e per il nostro legame. Ci ritroveremo, lo so, e sono certa che lo sai anche tu.
All'amore che fu, grazie per avermi insegnato che cosa significa innamorarsi.

Una parte di vita si è chiusa, ma la vita non è finita, anche se non lo credevo possibile.

A chi è rimasto, grazie.

A Ciak, perché la nostra è più di un'amicizia, è più di una sorellanza, è più di tutto e più di ogni. Grazie per avermi fatto capire che un rapporto così può esistere anche nella vita vera e non solo nei desideri di vita, e soprattutto che può durare per la vita.
A Guà, perché nessuno riesce a farmi ridere come te, per le cose che mi vengono in mente e aspetto di poterti raccontare, per gli anni di ricordi e perché non abbiamo mai smesso di ridere.
A Ljù, per il bene che mi vuoi e che mi dimostri sempre, per le nostre risate matte e certe battute che puoi capire solo tu, per la fiducia che riponi in me e che sono orgogliosa di aver conquistato. 
A Marti, grazie per l'ascolto in ogni momento della giornata, per il tuo essere eccezionale anche se forse non te ne rendi conto e quello che fai per gli altri ti pare normale anche quando non lo è.
Ad Anna, per l'ironia splendida e perché mi manchi in un modo sottile e vero, ma per fortuna tra poco veniamo a trovarti e a febbraio ritorni.
A Sergio, grazie per lo svegliarsi insieme, il coprirti i piedi di notte perché sei troppo alto e il materasso che ti ho dato è troppo corto. Per i tuoi mugugni e per il mio fidarmi di te.
A Monica, grazie perché sei bella e lo sei davvero, ma ancora di più quando non lo pensi. Perché ci vogliamo bene come solo io e te sappiamo, perché mi capisci in maniera profonda e io con te mi sento sempre a casa e al sicuro.
A Dani per la nostra infanzia insieme, i ricordi, le risate e l'affetto, e per Erica.
A Bep, che è lontano ma ci sarà sempre.
A Giocagiò, perché crede in me e io credo in lei, per il nostro stare bene insieme, semplicemente.
Ad Alice, per essersi fatta sgridare per una buona causa, e per il rito del Bicerin.
A Marta, che mi pensa.
A Claudio, per "Ikea grande festa", perché rimane il lupo che preferisco, e ha ricci che adoro, ed è di una bontà disarmante.
A Chiara, per avermi fatto scoprire Crialese, per il sostegno, per quel giorno al Caffè Lumière che poi era chiuso.
A Elena, per tutto e per le chiacchiere in mezzo al tutto.
A Maria Luisa, per l'idea di Teatro che c'è in me.
A Luke, per l'estate in Grecia nel 1999. Per essere l'amico inglese. Perché non abbiamo mai smesso di sentirci. Per la telefonata annuale per i nostri compleanni, che cadono ad un giorno di distanza l'uno dall'altro.

A chi ha fatto il tifo, più o meno silenziosamente, e a chi condivide i miei sogni.
A Priscilla, per quel gelato preso in via Cola di Rienzo con il vento che lo faceva gocciolare sulle mie mani.
A Nicoletta, per la pazienza.
A Lisa, per il sostegno.
A Vittoria, per l'entusiasmo.
A Nicola, per i consigli.
A Marco Ponti, per i preziosissimi, meravigliosi consigli.
A Giovanni, perché ha creduto in me.
A Francesco, perché credo in lui, e lui mi ha offerto un punto di vista.
A Fabrizio, per l'affetto.
A Lorenzo, trasferitosi a Pantelleria per amore, che è stato ad ascoltare in più notti romane, offrendo in cambio Trastevere.
A Giancarlo Giannini, perché ho guardato negli occhi un sogno.

Grazie alle persone nuove, entrate nella mia vita da poco.
Alle persone che mi hanno donato la bolla di sapone, in un'estate lavorativa che è poi diventata molto di più.
A Emi per il suo essere ruvido e orso, ma anche adorabile. Grazie per i discorsi, le risate, la fiducia, il rapporto che c'è tra noi. La cuffia che mi fa tenerezza, la merenda estiva, i sorrisetti un po' inteneriti, la vena polemica. Perché è bello pensarci e capire di volerti proprio un po' bene.
Alle Nane per il senso di familiarità che sento quando siamo insieme, per l'allegria e il conoscermi bene.
A Ile per la maturità, e per l'essere speciale, calma e saggia. Per le risate silenziose e per il bene che c'è. Perché adoro essere chiamata Tesoro, e anche tu lo sei per me.
A Chià per le mille parole, le confidenze, le risate, la fiducia che provo verso di te.
A Dan per l'ingenuità, il sorriso, i Pink Floyd, le gitarelle.
A Big perché nessuno è buono come te, e nessuno riesce a farmi ridere come te.
A Fra per il prendersi cura degli altri e per la malinconia che c'è nei tuoi occhi, ma anche per certe risate argentine.
Ad Andrea, perché l'immaginazione non è mai abbastanza, quando si scopre che al mondo esiste qualcuno come te, Principe.
A Maura, per l'arte e la cena e il sorriso che mi hai fatto quando ci siamo conosciute.
A E.B.B., perché ti ho adorata subito, a pelle.
A Eli, per aver sentito il monologo di Lella Costa a Porta Neraissa e per certe chiacchierate.
A Baldi, per la poesia del 10 agosto.
Alla mia Fortezza.

A Erica, benvenuta nella mia vita e grazie a Daniele per avertici portata.
A chiunque mi abbia ascoltata.

Alla mia famiglia.
A mia mamma, perché sei insopportabile, ma in fondo senza di te come potrei stare. Perché metti becco su tutto, ma io senza avere il tuo parere su una faccenda non riesco mai a passare oltre. Per le ottocento telefonate. E le coccole, anche se non ho più due anni. Per quando prendi quella mia foto in cui ho pochi mesi e, facendo finta di parlarle, le chiedi di tornare perché la me che c'è ora è antipatica.
A mio papà, perché è vero che non ascolti e non ti ricordi mai niente, ma sei anche l'unico a capire che io in macchina voglio solo stare in silenzio e ascoltare la musica. Per la Coca-Cola di mezzanotte e per il pezzetto di cioccolato che mi portavi e non mi aspettavo mai, mentre facevo i compiti guardando Licia Colò. Grazie per Genova. Per l'albero di Natale che fai per me, nella tua casa alla About a Boy di Nick Hornby. Perché ti dimentichi sempre di mettere le lenzuola nel mio letto e allora mi tocca dormire con te e darti calci tutta la notte per farmi un po' di spazio, e poi tieni il piumone pure ad agosto, santo cielo. Per quando alle due di notte eravamo ancora svegli a ridere, e io ti chiedevo "Ti piacciono gli Abba?", e alle tre dovevamo partire per Malpensa. Per tutte le volte in cui, a notte fonda, siamo partiti per qualche aeroporto. Per le figure di merda in Scozia. Per Luke in Grecia che mi diceva continuamente "Your dad is cool". Per la volta in cui, fermandoti per far attraversare un vecchietto che leggeva "Libero", hai fatto rombare l'acceleratore e mi hai chiesto "Che faccio, lo metto sotto questo fascio di merda?". Perché ho la tua faccia, i tuoi piedi, le tue mani e il tuo modo di camminare.
Ai miei nonni, perché sono belli e perché mi vogliono bene e pensano che dovrei entrare in politica perché ho un caratterino. Per mio nonno che presenta mia nonna a Chiamparino dicendo "Questa è la mia ragazza. Da cinquant'anni".
Ai miei quattro zii. A Roby, perché da piccola tremavo ogni volta che tornavi dal mare, talmente ero contenta. A Lello perché senza di te che mondo sarebbe. E ai due di Genova. Silvio perché sei sempre stato il mio preferito. Per quanto abbiamo giocato, per la scoperta di Phil Collins, di Virzì e di Giobbe Covatta, per le partite a Crash Bandicoot mangiando pinoli. A Elisa per l'amore per la cultura e un certo riserbo nei sentimenti.
A Gabriele, perché anche se ormai hai undici anni, per me rimani sempre un cucciolo. Quel tipetto che aveva un paio di mesi quando gli soffiavo in faccia e rideva. Perché ho ancora molto bisogno del tuo "un po' di coccole" e dei tuoi "abbracci tanto bene". Perché sono orgogliosa nel vedere quanto sei sveglio e simpatico. Perché sei sempre il bimbo più bello che c'è.
Alla mia sorellina Chiara, per la nostra vita insieme, e perché c'è.
Ai Subsonica, perché oggi esce il loro nuovo disco e perché sono sempre stati con me. Prima, dopo e durante la pioggia.

Chiedo scusa per quest'interminabile spreco di spazio.
Ma io sono davvero senza parole.
Il mondo e la vita ti sorprendono sempre, e in fretta, anche quando credi che non sia più possibile.